EMERGENZA SANITARIA, SOCIALE ED ECONOMICA

L’invettiva di Toti al governo: “Basta con la pandemia emotiva: un giorno si apre e uno si chiude”

"Trovo surreale l’idea di un nuovo lockdown per Natale, preannunciato dal Governo quasi con piacere penitenziale. Come se si dovessero punire gli italiani"

L’invettiva di Toti al governo: “Basta con la pandemia emotiva: un giorno si apre e uno si chiude”
Cronaca Chiavari - Lavagna, 14 Dicembre 2020 ore 15:52

“Trovo surreale l’idea di un nuovo lockdown per Natale”

“Trovo surreale l’idea di un nuovo lockdown per Natale, preannunciato dal Governo quasi con piacere penitenziale. Come se si dovessero punire gli italiani che hanno voglia di acquistare qualche dono per rendere meno amare queste feste. Trovo assurda la pretesa di dividere il Paese tra chi combatte il virus e chi guarda all’economia in crisi: come se consentire ai negozi, ai ristoranti, ai bar e a tante altre aziende di sopravvivere, dove il contagio lo consente, fosse un peccato”.

Così il governatore della Liguria, Giovanni Toti, interviene dopo l’annuncio del governo di voler ulteriormente inasprire le misure restrittive per le feste, dividendo l’Italia in zone rosse e arancioni, specie dopo aver constatato che in molte località italiane, complice una bella domenica di sole, i cittadini hanno affollato vie e negozi per gli acquisti natalizi.

“Basta con questa pandemia emotiva, dove un giorno si apre e il giorno dopo si chiude”

“Forse lo è per chi sogna un Paese fatto di reddito di cittadinanza. Peccato che in Italia ci siano 5 milioni di poveri in più e quando a marzo teminerà il blocco, che impedisce ora i licenziamenti, andrà ancora peggio. Ma che modo di decidere è, guardando le foto sui social, quasi fosse uno dei tanti contest tv? E si prepara anche la casa come se fosse il Grande Fratello: parlo del padiglione a forma di primula lanciato su tutti i tg per somministrare il vaccino… che ancora non c’è!”

Ancora Toti: “Basta con questa pandemia emotiva, dove un giorno si apre e il giorno dopo si chiude sulla base di una foto, degli umori sui social o della paura del momento. Gli italiani sono persone serie. Sicuramente più di chi decide sulla base delle paure o, peggio, della paura della propria responsabilità”.

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