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Lo sfogo dei ragazzi: “Pandemia vattene via!”

Il confino domestico raccontato in immagini dagli alunni della IVb delle Pascoli

Lo sfogo dei ragazzi: “Pandemia vattene via!”
Cronaca Rapallo - Santa Margherita, 31 Maggio 2020 ore 17:06

Ad ogni bambino, una diversa visione del confinamento domestico. C’è Matteo che non vuole abbandonare il calcio giocato, ma deve simulare una partitella tra amici ricorrendo al Subbuteo, c’è Sabrina che emula i compagni di scuola con bambole e pelouches, la piccola Carola che vive la socializzazione attraverso a un vetro, chi, come Luca, volge il suo sguardo malinconico fuori dalla finestra e un altro Matteo che frappone una fettuccia bianca e rossa tra sé e il mondo esterno.

Il progetto

Sono solo alcune delle immagini evocative ideate dai ragazzi della IVb delle Pascoli per esternare il loro vissuto. Armati di inventiva, e con l’aiuto dei genitori, hanno raccolto l’invito della loro insegnante, Clizia Venturelli, dando vita al progetto “Pandemia portami via”:

“Credo sia importante permettere ai ragazzi di manifestare quelle emozioni sopite che in molti ritengono di dover lasciare dove sono. Mi è sembrato invece doveroso fare uno sforzo in più facendo emergere quel che hanno dentro affinché possano metabolizzarlo in maniera compiuta”.

Quel che emerge inequivocabilmente dai foto racconti dei ragazzi, è la mancanza di libertà.

“Un tema di cui avevamo dibattuto il 25 aprile, inquadrandola come un valore che deve essere sempre presente nelle nostre vite”.

Venturelli ha chiesto ai suoi alunni di fare un analisi del prima e dopo, un confronto punto per punto che ha visto contrapporre la scuola alle videolezioni, gli allenamenti di calcio ai consigli dei mister su youtube, il giocare con gli amici alle video chiamate e via dicendo. Poi l’esercizio più elaborato:

“Dovete farmi un tema, ma non come le altre volte: vi chiedo di pensare a un’immagine che parli di voi, di come vi sentite”.

Il responso dei ragazzi è stato di un’espressività impressionante: due o tre alunni hanno visto il confino come un’opportunità positiva che gli ha permesso di vivere a più stretto contatto con il papà perennemente al lavoro, ma per lo più il sentimento prevalente è quello della mancanza: della scuola, del rapporto coi compagni e perché no, con le insegnanti. Insomma la mancanza delle relazioni più autentiche e genuine che non siano veicolate attraverso la freddezza degli schermi di cellulari e personal computer. E poi, la riscoperta delle emozioni autentiche: il piacere di una passeggiata in piena fase due, la bellezza dei fiori, della natura e di quella vita a lungo osservata solo attraverso una finestra.

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