Fake news

Morti di altre cause classificati come Covid positivi? L’ennesima bufala dei negazionisti

Questa volta la bufala (palese, sebbene ci siano cascati pure dei nomi decisamente "eccellenti") nasce proprio da un certificato, decontestualizzato, che proviene dall'asl chiavarese: ecco di che si tratta in realtà

Morti di altre cause classificati come Covid positivi? L’ennesima bufala dei negazionisti
Chiavari - Lavagna, 29 Agosto 2020 ore 17:28

In queste ore sta rimbalzando in tutta Italia – attraverso i social – l’ennesima bufala del fronte “negazionista” dell’emergenza Covid-19, e ad esserne protagonista è un certificato rilasciato proprio dalla nostra Asl 4 Chiavarese. Di che si tratta?

Morti di altre cause classificati come Covid positivi? L’ennesima bufala dei negazionisti

In breve, secondo i propalatori della bufala, il certificato mostrerebbe che morti di cause non correlate al Covid-19 sarebbero stati indicizzati come positivi a prescindere. Esempio sarebbe il caso del decesso di Bargone a cui si riferisce il certificato in foto, e che alla voce selezionata di decesso per cause indeterminate, indica considerarsi la salma positiva. Insomma uno dei tanti sistemi immaginati, secondo loro, per “gonfiare” i numeri dell’emergenza (come ve ne fosse bisogno).

Peccato che il certificato stesso sia abbastanza autoesplicativo, se solo lo si leggesse: «Indicazioni emergenziali connesse ad epidemia Covid-19 riguardanti il settore funebre, cimiteriale e di cremazione», di questo si tratta. In particolare con riferimento al MdS 01.04.2020. Ossia? Ad una circolare ministeriale che dispone le misure da tenere nell’ambito del trattamento delle salme durante la fase di emergenza.

In poche parole, cosa significa, e cosa indica quella circolare? Lo citiamo verbatim da essa: «Nei casi di morte nei quali non si possa escludere con certezza che la persona fosse affetto (sic) da COVID-19, per il principio di precauzione, si adottano le stesse cautele previste in presenza di sospetta o accertata patologia da microrganismi di gruppo 3 o prioni». Tutto qui: nel dubbio le salme devono essere trattate con attenzioni e misure di prevenzione del contagio come se fossero di pazienti positivi: ma questo non ha nulla a che vedere con le positività segnalate (o meno) al ministero per il conteggio di casi di persone malate.
L’unico strumento validato a certificare una positività, che sarà poi comunicata al Ministero per la stesura dei numeri del contagio, è il tampone: e in questo caso, per l’appunto, il certificato attesta non si sia eseguito alcun tampone. Non vi è perciò alcuna attestazione – né quindi comunicazione – di positività ma, non essendovi dunque neppure una certezza di negatività, che solo un tampone negativo potrebbe dare, il certificato indica alle pompe funebri, per massima precauzione, di trattare comunque la salma come potenzialmente positiva. “Perché non si sa mai”, si potrebbe colloquialmente dire: in questo del resto consiste, in sostanza, il principio di precauzione.

Eppure, anche eminenti (o sedicenti tali) “esperti” ci stanno costruendo sopra l’ennesima teoria del complotto, che rimbalza sui social. Teorie che si collegano a quelle analoghe sulla presunta sospensione delle autopsie (altra fake news: le autopsie si sono sempre potute fare, semplicemente con misure di sicurezza e prevenzione più rigorose), o ancora, recentemente, all’idea (ridicola) che si stia arbitrariamente alzando il numero di tamponi eseguiti giornalmente allo scopo di gonfiare il numero di positivi; al di là del fatto che questo implica lamentarsi del miglioramento del sistema di testing e della sua capacità di identificare sempre una maggiore percentuale di positivi rispetto al totale reale e sommerso, con tutti i rischi di focolai incontrollati che ciò serve a prevenire, a tali “teorie” sfugge anche l’ovvietà che i tamponi non vengono eseguiti a campione, ma prevalentemente per verificare casi ritenuti a rischio (contatti di altri positivi già individuati, rientri dall’estero, etc). Anche qui, cosa significa, molto semplicemente? Che i tamponi aumentano non solo funzionalmente al miglioramento della risposta e capacità del nostro sistema sanitario, ma anche proprio perché aumentano i soggetti a rischio da testare, e questi aumentano perché… eh sì, perché i positivi hanno, com’era inevitabile, ripreso ad aumentare col rilassarsi delle misure di contenimento, la riapertura delle frontiere e la ripresa del turismo.
Radicata resta ancora anche l’altra teoria che ipotizza manipolazioni, per dirla con semplicità, del conteggio dei morti fra quelli “di” e quelli “con” Coronavirus. Una teoria che, mesi fa, nasceva da un dubbio legittimo, quando ancora si conosceva davvero troppo poco dell’effettiva letalità del SARS-CoV2: tutti i deceduti risultati positivi al virus venivano conteggiati, ma in quanti di questi casi era stato davvero il Covid la causa del decesso, e non una condizione concomitante solo coincidenziale? Una domanda più che lecita. A mettere fine alla questione è stato già a metà luglio l’Istituto Superiore di Sanità, che in un rapporto elaborato congiuntamente con ISTAT ha verificato proprio tali numeri: e nell’89% dei casi, la causa (per lo meno scatenante, quando – come spesso è accaduto – in concomitanza con altre complicazioni e/o patologie pregresse) del decesso è stata proprio il Covid. Alla lecita domanda, dunque, la risposta è già arrivata, dati alla mano. La ripetizione di tale domanda, e le insinuazioni che vi si implicano, dopo quella risposta non possono dunque che finire nel novero della disinformazione.

Non possiamo che, contestualmente al fare informazione corretta, limitarci ad invitare i lettori a domandarsi quanto attendibili possano essere presunti (e non di rado autoproclamatisi) “esperti” che – nel migliore dei casi – cadono in tali evidenti bufale o – nel peggiore – al riguardo mentono sapendo di mentire.

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