Neutralità della Rete: perché deve interessare anche a noi?

Dalla decisione del 14 dicembre della Commissione Federale USA dipende il futuro di internet non solo in America ma in tutto il mondo: in ballo c'è molto, il portafoglio di tutti e la sopravvivenza di tanti, anche del diritto d'informazione

Neutralità della Rete: perché deve interessare anche a noi?
09 Dicembre 2017 ore 11:51

Fra pochi giorni, il 14 dicembre, la FCC statunitense, la Commissione Federale sulle Comunicazioni, si esprimerà sulla possibilità di abrogare la cosiddetta Net Neutrality, la Neutralità della Rete. Questa decisione non riguarda solo gli americani, ma coinvolgerà anche tutti noi: perché e in cosa consiste?

Neutralità delle rete sotto attacco: di che si tratta?

“Attacchi” alla neutralità della rete sono già giunti in passato: in svariati modi, nazionali ed internazionali attraverso patti atlantici più volte respinti, le grandi compagnie delle telecomunicazioni hanno tentato, sinora senza successo, di affondare questo concetto. Assai poco se ne è però parlato in Italia, ed oggi, a pochi giorni da una nuova decisione che potrebbe rivoluzionare e stravolgere l’accesso alla rete internet così come lo intendiamo non solo in USA ma in tutto il mondo, men che mai. Ma di cosa si tratta?

Ad oggi, negli Stati Uniti come nel resto del mondo, le grandi compagnie di telecomunicazione, i cosiddetti provider del servizio internet, hanno il diritto di tariffare per l’accesso alla rete da parte dei loro utenti/clienti, ma è loro proibito discriminare o tariffare in alcun modo l’accesso ai contenuti. In sostanza, una volta pagato il nostro abbonamento, la rete internet nella sua interezza ci è e deve essere disponibile liberamente e integralmente, senza alcuna differenziazione, corsia preferenziale o discriminata. Questa è la net neutrality.

Ciò che tuttavia desiderebbero le compagnie, e ciò che avverrebbe senza net neutrality, è porre un ulteriore sbarramento fra l’utente ed il contenuto. Ossia si potrà fatturare chiedendo ulteriore denaro: o ai siti stessi o ai consumatori, differenziando per contenuto. Alcune delle immagini della campagna in difesa della net neutrality qui sotto valgono più di mille parole, ma il concetto è semplice: oltre all’abbonamento per l’accesso fisico che già paga, al consumatore si potrebbero chiedere ulteriori commissioni per poter accedere a siti di streaming video come Youtube o Netflix, ai social network, oppure ai grandi giornali online. O a messaggistica come Whatsapp o Skype, su cui le compagnie telefoniche sarebbero ben liete di poter far cassa, in quanto tali servizi, gratuiti o comunque assai più economici per gli utenti, competono direttamente con le offerte di telefonia che loro stesse propongono.

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Il risultato di questo sistema sarebbe duplice: non solo l’iniquità nei confronti della libertà di accesso alla rete da parte del consumatore (e un complessivo, sicuro aumento dei prezzi), ma come risultato l’inevitabile accentramento dei servizi e dell’offerta verso i soli più grandi oligopoli, per ovvie ragioni: se si deve pagare, siti stessi o clienti, per accedere all’uno o all’altro contenuto, le “piccole” realtà sono destinate a restare emarginate e a scomparire. E se la decisione della FCC USA del 14 dicembre riguarderà in prima battuta solo gli Stati Uniti stessi, il precedente gettato dalla superpotenza occidentale e sede di alcuni dei principali servizi internet che tutti noi utilizziamo (Google, Facebook, etc) inevitabilmente avrebbe presto ricadute anche in Europa e nel resto del mondo.

In pericolo ci sono tutti, anche la libertà d’informazione

Perché però vi stiamo raccontando tutto questo – fermo restando l’interesse d’attualità globale – noi di un giornale locale? Proprio perché anche la pluralità dell’informazione in rete è uno dei diritti che vengono minacciati dalla possibile caduta della net neutrality. Pur con tutti i suoi difetti – in quest’epoca di fake news più diffuse che mai – si tratta di un diritto da proteggere con le unghie e coi denti. E, oltre ai massimi sistemi, tanto per fare un esempio tra le prime vittime nel mondo dell’informazione in rete di un sistema senza neutralità vi sarebbero proprio le piccole realtà locali. Quelle che vi raccontano la cronaca che arriva da vicino a casa vostra, come facciamo noi. Intendiamoci, quello che accadrà il 14 dicembre in USA dovrebbe preoccuparci per motivi fondamentali ben più importanti del piccolo Nuovo Levante, ma, beh, fra le tante, piccole e grandi cose che potrebbero scomparire assieme alla net neutrality ci siamo anche noi.

Ajit Pai, il nuovo presidente della FCC, che con più forza sta spingendo per l’abolizione della net neutrality

In USA, come in precedenza, la probabile (probabile perché dei 5 membri – non eletti – della Commissione che deciderà i 3 di area repubblicana si sono dichiarati a favore della cancellazione) decisione del 14 dicembre sta venendo avversata con forza. Invero sia a sinistra che a destra, i sondaggi mostrano una enorme preponderanza di cittadini contrari alla cancellazione della net neutrality anche fra gli elettori repubblicani, ed è forse questa l’unica speranza per vedere, come in passato, tornare sui propri passi l’Amministrazione stelle e strisce: certo, con Trump presidente ora si è di fronte ad una spregiudicatezza tutta nuova delle istituzioni americane, ed i risultati sono più che mai imprevedibili. Non cambierà certo nulla dall’oggi al domani fra il 14 e il 15 dicembre, tantomeno per noi, ma potrebbe venir presa una decisione da cui a livello globale potrebbe poi divenire difficilissimo, se non impossibile, tornare indietro.

Dunque, fra una notizia di cronaca di Chiavari ed una di Rapallo, nei prossimi giorni potremmo voler buttare un occhio anche a cosa avviene molto distante da noi, oltreoceano: poiché il mondo – e ancor più la rete – sono globalizzati, e nessuno resta più escluso dagli effetti a catena.

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