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Non solo buchi neri: Simone Copello “a caccia” della materia oscura

29 anni, originario di Lavagna, è uno degli scienziati impegnati in un'altra delle grandi ricerche a caccia di qualcosa che riteniamo esistere ma di cui ancora non abbiamo osservazioni dirette

Non solo buchi neri: Simone Copello “a caccia” della materia oscura
Chiavari - Lavagna, 20 Aprile 2019 ore 13:50

Si tratta dell’unico ligure che studia la materia oscura all’Istituto nazionale di fisica nucleare nei laboratori sotterranei del Gran Sasso a un chilometro di profondità, scavato a metà del traforo Teramo-L’Aquila in Abruzzo.

Lui si chiama Simone Copello, ha 29 anni ed è originario di Lavagna

Sarà lui, con altri fisici e ingegneri, a costruire il rivelatore di materia oscura. Copello ha studiato presso la facoltà di Fisica all’Università di Genova e vive a L’Aquila ormai da due anni.

“Mi trovo a L’Aquila perché ho vinto l’assegno di ricerca dopo il dottorato, ed essendo rimasto affascinato dall’ambiente dei laboratori, ricco di eccellenze, ho deciso di spostarmi da Genova e andare nei laboratori per toccare con mano l’apparato sperimentale – racconta Copello – fin da bambino sognavo di dare un contributo alla scienza, per quanto piccolo. Mi sono iscritto al liceo scientifico per poi fare Fisica”.

Ma cosa è precisamente la materia oscura?

“Tutto nasce da una serie di osservazione astrofisiche che ci indicano chiaramente che esiste qualcosa, per esempio all’interno e attorno ad ogni galassia che esercita gravità ma che non riusciamo ad osservare – dice Copello – cioè, vediamo che la forza gravitazionale non può essere giustificata interamente dalla materia che siamo in grado di osservare nelle galassie. Questo ci porta a concludere che le galassie sono permeate di questa materia che potremmo immaginare come un pulviscolo, (noi lo chiamiamo alone) e la definiamo oscura non perché sia nera, ma perché, essendo trasparente, non riusciamo a osservarla e non interagisce con la radiazione luminosa. Non sappiamo, però, di cosa sia fatta, qual è l’insieme di particelle che costituisce l’alone – prosegue Copello – presso i laboratori sotterranei del Gran Sasso facciamo esperimenti di ricerca diretta in cui si costruiscono rilevatori di particelle potenzialmente in grado di intercettarla. Il laboratorio è scavato a metà del traforo Teramo-L’Aquila e le sale sperimentali sono lì a metà del tunnel, il chilometro di roccia che le sovrasta protegge gli esperimenti dal segnale non desiderato dovuto al passaggio dei raggi cosmici, le particelle che provengono dal cielo, dal Sole o da altre galassie, e che ci darebbero segnali indesiderati. In questo luogo – conclude il ricercatore di 29 anni originario di Lavagna – costruiamo rivelatori di particelle con quelle caratteristiche necessarie a rivelare l’eventuale presenza di materia oscura. Questo perché, secondo quello che crediamo, siamo tutti noi, rivelatore incluso, immersi nell’alone di materia scura”.