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Chiavari

“Nostra mamma Lucia è deceduta al Torriglia: ora vogliamo chiarezza”

Il figlio Fabio Sanguineti ci ha raccontato quello che ha saputo ufficialmente dalla struttura

“Nostra mamma Lucia è deceduta al Torriglia: ora vogliamo chiarezza”
Cronaca Chiavari - Lavagna, 20 Giugno 2020 ore 09:03

Mercoledì 22 aprile attorno alle 22.30, Lucia Casoli, ospite della Casa di Riposo Torriglia di via Preli, è deceduta.

La storia

Anche lei è una delle 23 persone morte tra febbraio e inizio maggio nella struttura, lasciando tre figli. Le due figlie, lo scorso sabato 6 giugno, hanno testimoniato davanti ai Carabinieri del Nas, e vogliono chiarezza, come gli altri parenti interpellati nelle ultime settimane.

Cosa è successo al Torriglia tra il 10 e il 22 aprile

Il figlio Fabio Sanguineti ci ha raccontato quello che ha saputo ufficialmente dalla struttura di quelle due settimane:

“Dopo aver appreso dalla stampa locale della situazione nella casa di riposo, attorno al 10 aprile, abbiamo iniziato a contattare la struttura per avere notizie di mia mamma. Subito non abbiamo ricevuto risposta ma poco dopo ci hanno tranquillizzato, minimizzando il problema. Nei giorni seguenti ci hanno detto che mia madre stava bene e si trovava insieme agli altri pazienti nel “reparto non contaminati””.

Il 12 aprile, una dottoressa della struttura informa la famiglia che la madre ha 37.7 di febbre ma una buona saturazione: «In quei giorni avrebbe fatto il tampone. Il 13 aprile, sfrebbrata, la spostano in area dedicata a quelli che hanno avuto febbre. Il 14 aprile ci comunicano che il tampone di mia madre era positivo». Intanto, cominciano a morire diversi ospiti:

“Il 20 aprile chiamo e mi dicono che mia madre sta bene, non ha febbre, aveva buona saturazione ma era molto assonnata ed era all’ultimo giorno di cura con l’idroclorichina. Dopo poche ore, una dottoressa chiama mia sorella dicendole che mamma satura male e che comincia ad avere i sintomi. Il 22 aprile mamma se ne è andata alle 22.30 circa”.

Come è entrato il virus al Torriglia?

“Vogliamo capire come sia entrato il virus in struttura, perché fino al 9 marzo, quando hanno vietato le visite ai parenti, pare non ci fosse nessun contagiato e nessuno ci ha detto ufficialmente nulla, dando quindi per scontato che la situazione era tranquilla. La cosa che mi ha lasciato più stupito è la totale assenza di informazioni da parte della struttura, dal 9 marzo al 9 aprile”.

Sabato 6 giugno, i Nas hanno iniziato a raccogliere anche le testimonianze dei parenti Tra queste anche le figlie di Lucia e almeno altri parenti di almeno due persone decedute al Torriglia:

“Dall’indagine mi aspetto che mi dicano se la struttura ha attuato tutte le precauzioni necessarie, ed indicate già da tempo, per evitare che il virus entrasse. Ovvero, se sia partita la richiesta di tamponi e/o di esami sierologici sia per gli ospiti sia per i dipendenti interni ed esterni. Se poi non fossero riusciti ad averli questo è un altro problema, ma, a me, sembra che li abbiano chiesti solo con l’intervento della Protezione Civile, quando ormai tutti i pazienti erano contagiati”.

Un ultimo dubbio riguarda l’utilizzo dei DPI già a marzo

“Non sappiamo se il personale ed i pazienti utilizzavano tutti i DPI necessari già dal mese di marzo, quando tutto sembrava essere a posto – conclude Fabio -. Perchè se mia mamma è mancata il 22 aprile vuol dire che si è presa il virus un mese prima, cioè dal 22 marzo, molto tempo dopo che noi non entravamo più nella struttura a farle visita. E poi, per chi entrava dentro alla struttura,  come isolavano le persone infette dalle altre? Noi non eravamo presenti e non lo possiamo sapere. La mia sensazione é che ci fosse un’errata valutazione della situazione”.

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