Omicidio di Lumarzo, chiesto l’ergastolo per Borgarelli: «Perdonatemi»

La vittima fu decapitata, e la testa mai ritrovata. Il PM chiede l'aggravante di crudeltà

Omicidio di Lumarzo, chiesto l’ergastolo per Borgarelli: «Perdonatemi»
16 Settembre 2017 ore 09:20

E’ stato chiesto l’ergastolo per Claudio Borgarelli, l’uomo che l’11 ottobre 2016 uccide e decapitò nel bosco di Craviasco (Lumarzo) lo zio,  Albano Crocco.

In Tribunale a Genova venerdì 15 settembre il rito abbreviato per l’omicidio di Lumarzo

Claudio Borgarelli

La richiesta di ergastolo è arrivata ieri venerdì 15 settembre  dal pm Giovanni Arena, durante il processo di udienza preliminare svoltasi con rito abbreviato, davanti al giudice Maria Teresa Rubini. Borgarelli, infermiere 55enne, è difeso dall’avvocato Antonio Rubino. In aula ha chiesto, in una lettera letta in prima persona, “perdono alla famiglia”. A difendere la famiglia Crocco, gli avvocati  Giulia Orlando e Patrizia Maltagliatiche, che oltre a chiedere la condanna dell’uomo, hanno fatto richiesta del risarcimento di un milione di euro per la moglie di Crocco e di 700mila euro per i figli, Daniela e Dvide. La sentenza ora  è prevista per mercoledì 18 ottobre.

Trovato decapitato nel bosco, la sua morte aveva choccato tutto il paese

Inizia come un giallo in piena regola, la morte di Albano Crocco, 68 anni, pensionato residente a Craviasco sulle alture di Lumarzo dove il Comune confina con Neirone. Viene trovato, morto, decapitato in un bosco non molto lontano da casa dove si era recato nella mattinata di martedì 11 ottobre in cerca di funghi. L’uomo viveva nella frazione con la moglie, la prima, insieme alla figlia, a dare l’allarme non vedendolo rincasare all’ora di pranzo. Il cellulare squillava a vuoto, quindi non restava altro che chiamare il 112. Da parte dei carabinieri e dei vigili del fuoco di Chiavari sono così cominciate le ricerche, accompagnati da un nipote della vittima, si sono inoltrati nel bosco di castagni sino a quando poco lontano dal sentiero hanno trovato il corpo decapitato. A seguire le indagini il sostituto procuratore Silvio Franz. Nonostante Crocco, nativo del paese, fosse un esperto conoscitore dei boschi, la sua morte sarebbe potuta sembrare una disgrazia. Un malore, forse una caduta durante la quale la testa poteva essersi staccata a seguito di qualche urto, ma non è stato così. Il trasferimento della salma all’istituto di medicina legale di Genova ha permesso di stabilire che l’uomo è stato raggiunto, forse alle spalle, da una serie di pallini da caccia esplosi da un fucile e poi la testa recisa di netto, forse con una picozza. Le indagini hanno subito preso una svolta diversa, in quanto si tratta ora di trovare un feroce assassino. Ad avvalorare la tesi dell’omicidio il portafoglio e il cellulare trovato sul sentiero. La scientifica ha trovato tracce di sangue che evidenziano come il corpo dopo essere stato mutilato è stato trascinato per diverse decine di metri prima di essere gettato nel dirupo dov’è stato poi rinvenuto dai vigili del fuoco.

La confessione di Borgarelli aveva fatto riemergere la verità

Un frame delle riprese che hanno incastrato Borgarelli

Seguono giorni di angoscia, della testa nessuna traccia. Poi, il 31 ottobre la svolta: Claudio Borgarelli confessa l’omicidio dello zio. Dopo aver mentito per diversi giorni, cercando invano di allontanare i sospetti, ha deciso di confessare quando le prove nei suoi confronti erano diventate schiaccianti. L’omicida parla di una lite nel bosco con lo zio colpevole di aver divelto i paletti che lo stesso Borgarelli aveva sistemato all’ingresso del sentiero per impedire l’accesso. Fatto contestato dalla figlia di Crocco, Daniela, che ha confermato come quando sono iniziate le ricerche del padre i paletti non erano stati toccati. Borgarelli avrebbe perso la testa quando lo zio dopo averlo insultato e avergli sputato ha ripreso il cammino nel bosco dove si era recato in cerca di funghi. Solo allora, accecato dall’ira, avrebbe sparato a Crocco per poi decapitarlo con il machete che si era portato appresso.

Le due tesi: crudeltà premeditata, o raptus

Due sono le tesi opposte: se al momento della decapitazione Crocco era ancora vivo (i pallettoni con cui era stato colpito alla schiena non avevano inferto ferite mortali), per cui – sostiene l’accusa – si configurerebbe l’aggravante di crudeltà, oppure no, cioè se la vittima era stata finita con un colpo alla testa prima della mostruosa mutilazione. Difficile a dirsi, però: la testa, che il Borgarelli aveva gettato in un cassonetto assieme ai vestiti sporchi di sangue, non è mai stata rinvenuta dagli inquirenti.

Il processo si sta svolgendo secondo il rito abbreviato, il che consentirebbe una riduzione della pena per l’accusato, la cui difesa chiede anche non si applichino le aggravanti di crudeltà, premeditazione e futili motivi poiché l’assurdità del movente è tale da far pensare al raptus ossessivo. Ma Borgarelli è stato dichiarato pienamente capace di intendere, ed il PM non ha dubbi: vuole il massimo della pena.

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