Plastica usa e getta, l’Europa la mette al bando: cosa cambierà (e cosa no)?

Addio a cannucce e posate, giro di vite su bottiglie e contenitori monouso: in difesa dell'ambiente e della salute, ma ci sono anche dei punti d'ombra

Plastica usa e getta, l’Europa la mette al bando: cosa cambierà (e cosa no)?
Cronaca Chiavari - Lavagna, 11 Novembre 2018 ore 09:03

Il Parlamento europeo ha approvato nelle scorse settimane a schiacciante maggioranza un provvedimento che metterà al bando a partire dal 2021 molti prodotti in plastica usa e getta.

No alla plastica usa e getta, i perché e le prospettive

I più attenti di voi avranno probabilmente già sentito qualche dettaglio della notizia, rivolto in particolare alle cannucce di plastica, quelle “da bibita”, per intenderci: sono infatti queste, assieme a posate, cotton fioc, ed in generis prodotti plastici di piccole dimensioni i primi bersagli del provvedimento. Questo perché da soli costituiscono una percentuale elevatissima, quasi la metà, di tutti i rifiuti plastici che finiscono in mare: ciò deriva proprio dalle loro dimensioni contenute che ne rende assai più complesso lo smaltimento e il filtraggio.

Ma i provvedimenti non finiscono qui: entro il 2025 gli stati membri dell’Unione si impegnano anche a riciclare il 90% delle bottiglie di plastica monouso, anch’esse – assieme ai loro coperchi e tappi – fra le prime responsabili dell’inquinamento plastico in mare. Inoltre, tappi e coperchi di plastica – nuovamente per le loro ridotte dimensioni che ne permettono la “fuga” dalle catene di smaltimento – non potranno più essere separati e rimovibili dal contenitore vero e proprio. Nel mirino anche i sacchetti in plastica leggera ed imballaggi (quali quelli proprio per le casse di bottiglie), così come i contenitori di polistirolo da fast food.

Sempre entro il 2025 si stabiliscono degli obiettivi di riduzione moderatamente ambiziosi per altri prodotti plastici ai quali, al momento, non esistono vere e proprie alternative: -25% per contenitori alimentari per frutta, verdura o dessert, ad esempio. L’idea è quella di incoraggiare prodotti che permettano l’uso multiplo e il riciclo. Importante anche, laddove il contenimento non si può fare in produzione, si intervenga di più e meglio nella raccolta: è il caso dei prodotti legati alla pesca, che costituiscono un quarto dei rifiuti che si trovano regolarmente sulle spiagge europee. Secondo gli obiettivi UE, si dovrà riuscire a raccoglierne almeno il 50% entro il 2025, per riciclarne almeno il 15%.

Il provvedimento – ed in generis la linea orientativa così stilata – naturalmente soddisfa gli ambientalisti, ed è largamente condivisibile vista la sempre più evidente emergenza dell’inquinamento plastico in mare. Un inquinamento che non minaccia solo l’ecosistema marino in quanto tale, ma anche la salute umana, poiché le particelle di polimeri plastici entrano nella catena alimentare e tornano nei nostri piatti, in maniera analoga al noto inquinamento ittico da mercurio. Le prove scientifiche della contaminazione da particelle di microplastica nell’uomo ormai ci sono tutte, sebbene non sia ancora dato sapere l’effettivo rischio per la salute che tali contaminazioni comportano, come invece i lunghi studi sull’inquinamento da mercurio (si pensi alla terribile Malattia di Minamata) hanno ormai stabilito senza ombra di dubbio.

Ma ci sono anche alcune perplessità, ad esempio riferite al fatto che un’alta percentuale dell’inquinamento plastico che arriva in mare, lo fa da fiumi in altri continenti rispetto a quello europeo, continenti dove – volente o nolente – eguale attenzione all’ambiente ancora non si vuole – o non si può – mettere in campo. Ma l’abbandono di tanti prodotti monouso, in particolare contenitori, potrebbe avere anche conseguenze negative per i consumatori che non sono istruiti ed abituati al corretto mantenimento igienico di contenitori riutilizzabili. Questo, sui larghi numeri ed in assenza di una parallela campagna di sensibilizzazione e informazione, potrebbe causare fenomeni di accresciuto rischio di proliferazione batterica. Un problema che, tuttavia, è anche un’occasione di profitto: si profila cioè un settore di mercato in cui potranno nascere nuovi prodotti specificamente rivolti al mantenimento dell’igiene dei contenitori alimentari riutilizzabili.
Insomma, le nostre abitudini dovranno cambiare, e nell’adattarsi ci sarà sicuramente anche qualche disagio o rischio collaterale: ma se ben affrontato tutto può essere un’occasione per sposare salute, ambiente e crescita economica, anziché ostinarsi ottusamente a ritenere quei tre fattori in competizione fra loro.

 

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