Di certo non est augurabile fare il Vigile del fuoco. Non siamo dio e di certo si può essere anche soggetti a eventuali errori.
Commenti su: Processo per la morte di Andrea Demattei: i Vigili del Fuoco contestano la consulenza tecnica
Questo giovedi 25 al tribunale di Zena dalle 9:00 va in scena l’ottava stagione “nel solco della giustizia” del processo per la morte di Andrea Demattei.
La scienza forense condivide con le scienze la pretesa dell’oggettivita’ e a poco nel contesto giudiziario serve appellarsi al libero arbitrio, perche’ per definizione nel tribunale l’arbitrio e’ riservato a quelle poche figure che lo hanno trasformato in professione. Cio’ nondimeno e’ della logica e del libero arbitrio che l’essere umano si nutre, facendo riferimento alla propria comprensione e coscienza dei fatti in questione, nel provare a confrontarsi con altri, cercando di definire quale sia il meccanismo della “catena dei soccorsi” primariamente responsabile del disastro occorso quel maledetto 12 gennaio 2020, quando un giovane di 50 kg, bloccato con le gambe in una canoa di vetroresina in un metro d’acqua, e’ stato “estratto” a forza, imbrigliato sotto le ascelle, da una gru in grado molto probabilmente di sollevare un jersey di calcestruzzo da una tonnellata senza mostrare alcun segno di sforzo.
Arrivati a quel punto sarebbe stato semplice buonsenso quello di imbragare la canoa, e non Andrea sotto le ascelle, per estrarre il relitto. Ma senza scomodare gru, elicotteri, carroponti e carrarmati, non bisognava neanche arrivare a quel punto. Con una qualsiasi piccozza – l’attrezzo piu’ iconico nell’immaginario popolare a rappresentare i vigili del fuoco – sarebbero occorsi meno di venti minuti di orologio per spaccare la canoa.
E invece abbiamo assistito a ore di filmati in cui salta agli occhi che gli addetti alla sicurezza non sanno che pesci pigliare. Li osserviamo mentre con la motosega tagliano la parte affiorante del tronco, non si sa bene con quale intento. Chissa’ se lo hanno chiarito, durante il processo, che erano in uno stato di (piu’ o meno legittima) confusione mentale?
E’ una tortura morbosa e reiterata quella di vedere e rivedere immagini e filmati mentre ai testimoni vengono chiesti dettagli di dubbia rilevanza con quanto successo. A quanti metri passavate del tronco? Quanto era largo il fiume? Che cosa e’ la “morta” ? Puo’ indicare con un disegno il tracciato che avete fatto nel passaggio?
Domande che definire capziose e’ un eufemismo, che hanno valore solo in un contesto giudiziario, del tutto irrispettose di quella parola “giustizia” che adombra ogni aula del tribunale.
La giustizia amministrata nelle aule del tribunale ha come fine dichiarato quello di definire colpevoli, e innocenti, di fronte ad ipotesi di reato ben definite. Ma da mettere alla sbarra e’ il meccanismo per cui l’intera gestione della pubblica sicurezza viene scaricata unicamente sulle spalle di chi ci mette la faccia spesso, ma non in questo caso, a proprio rischio e pericolo. Delega, scaricabarile, mancata assunzione di responsabilita’ individuale fanno il resto nel trasformare il processo in farsa.
Imperdonabile che, nel nome della sicurezza, un cordone di giovani poliziotti fedeli al protocollo tenga lontani potenziali soccorritori, di fatto scaricando l’intera responsabilita’ del soccorso sul locale reparto “geriatrico” di vigili del fuoco.
Quale e’ la legittimita’ della logica che muove tutto questo?
Avendo partecipato ieri all’udienza, che si e’ tenuta dalle 9 alle 14, e avendo poi letto il “Comunicato con preghiera di condivisione” apparso sulla pagina Facebook del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, ritengo un chiarimento sia doveroso, per rispetto
1) della dignita’ delle persone coinvolte
2) del concetto di “giustizia” a cui facciamo riferimento che per evidenti ragioni sia storiche che contestuali oramai trascende l’ambito processuale.
E’ del tutto evidente che il nostro concetto di giustizia non ha molto a che spartire con quello applicato dagli “addetti ai lavori”. Ma deve essere anche del tutto evidente agli azzeccagarbugli che i loro teatrini non passano certo inosservati.
Ieri il perito nominato dal Pubblico ministero, quando e’ uscito dal tribunale dopo 5 ore di deposizione era distrutto, avvilito. Ha commentato “mi sono sentito violentato”.
Vista la meschinita’ in atto da parte di certi azzeccagarbugli, in tanti ci chiedevamo dove potesse trovare le risorse per rimanere calmo. Ma lo ha fatto, andando fino in fondo nella sua ricostruzione, mostrando come vanno affrontate situazioni analoghe, o anche piu’ complesse, di quella capitata ad Andrea, rimanendo in sicurezza, garantendo la sicurezza altrui, e con poca attrezzatura necessaria a disposizione: in buona sostanza una corda e una carrucola, per fare un rimando.
Avrei aggiunto una piccozza perche’ rimango dell’idea che fare a pezzi la canoa era un’ulteriore opzione.
In un’udienza precedente c’e’ stato chi ha concluso con una battuta non messa agli atti “sarebbero bastati tre muratori” per salvare andrea. Ne siamo convinti anche noi.
Perche’ un tempo i vigili del fuoco venivano dalle arti e dai mestieri. Erano fabbri, falegnami, muratori, contadini, elettricisti... Perche’ in una squadra “ci deve essere di tutto”, per essere in grado di far fronte alle molteplici criticita’ che si possono presentare.
Ma oggi? Un vigile del fuoco deve essere… laureato...e deve avere studiato… per poi fare dei corsi. E qui la perdita di manualita’ – e dunque dell’intelligenza che consegue alla manualita’ per sapersi districare nei problemi – diventa IL problema.
Ma c’e’ un’altra questione molto importante, che rappresenta lo stesso problema da un’angolatura opposta: la professione cosiddetta intellettuale.
Immagino, non ho dati a supporto della mia tesi e mi baso esclusivamente sull’immaginazione, a mo’ di disclaimer, che se la base del corpo sociale dei VVFF e’ sempre stata di fatto prevalentemente costituita da gente avvezza alla manualita’, alla fisicita’, all’intelligenza e al coraggio … certamente non vi facevano parte azzeccagarbugli o giornalisti, tanto per nominare un paio di categorie di “lavoratori dell’intelletto”.
Sara’ un caso? Chissa’. La risposta a voi, dopo la ricostruzione della giornata di ieri che vi proponiamo.
Nel tendone allestito per il processo “ponte morandi”, atto ad ospitare un pubblico numeroso (e’ presente la quasi totalita’ del corpo dei VVFF di Chiavari), ci troviamo di fronte al perito Minenna, nominato dal Pubblico Ministero, che si e’ ingegnato ad effettuare una simulazione in un fiume di forza tre, incastrando una canoa in un fiume impetuoso (operazione poi definita “a secco” in quella profanazione della lingua italiana di cui abusano sovente i mestieranti del leguleio) per mostrare come tre (3) persone possano sviluppare una forza in grado di spaccare le gambe a chi si trovi incastrato in una canoa quando lo si tira dalla parte sbagliata.
Minenna effettua corsi di formazione e sicurezza pure a membri dell’aereonautica militare, oltre a vigili del fuoco e protezione civile, e nella deposizione spicca l’umana comprensione per le difficolta’ che possono sempre esserci e svilupparsi in ogni intervento. Minenna antepone sempre alla logica del protocollo la logica del buon senso come motore della risoluzione degli interventi piu’ complessi.
Mostra nel filmato come 3 persone che tirano 150 kg non siano in grado di spostare di un millimetro una canoa incravattata dalla pressione dell’acqua. Spiega che non e’ dunque sul tirare la canoa che ci si dovrebbe concentrare, quanto sull’estrazione del canoista. Che risulta impossibile quando l’angolo e’ sbagliato, come chiunque sia mai entrato in una canoa e’ in grado di comprendere perfettamente, e come mostrano, dinamometro alla mano, nel filmato. Cambiando l’angolo, la persona esce dalla canoa. Non e’ di prepotenza e di Newton che occorre agire ma di intelligenza.
Arrivati alla gru, fa un brevissimo inciso, come non ci fosse bisogno di dirlo talmente e’ ovvio “non e’ previsto che una gru possa essere impiegata per esercitare una trazione diretta su un essere umano. Essa serve a movimentare materiali”. La gru potrebbe essere impiegata nel caso di un canoista intrappolato a centocinquanta metri da una riva, dove non si riesce agevolmente ad arrivare. Alla gru viene agganciato un rimando; un capo e’ vincolato al soggetto da estrarre; l’altra estremita’ del capo della corda e’ nelle mani di un essere umano che cosi’ ha il polso della trazione esercitata in ogni momento.
Ma li’, sull’entella, a un metro dal pilone raggiungibile a piedi dalla riva che dista sei metri … che senso aveva usare una gru, per poi tirarlo con un angolo sbagliato?
La ricostruzione risuona a tutto il pubblico, giudice compreso. Vengono di nuovo visionati i terribili momenti finali dell’estrazione, quando Andrea viene agganciato dalla gru e viene tirato su insieme alla canoa piena d’acqua fino al pilone. Quando poi i vigili del fuoco muovono la punta, a quel punto il corpo (esanime) di Andrea uscira’ dalla canoa.
Arriviamo alle domande degli avvocati.
Un primo avvocato sostiene che l’evento mostrato nel filmato, la ricostruzione dell’estrazione di un canoista bloccato in una canoa incravattata sia irripetibile e non abbia per questo motivo alcuna valenza probatoria.
Un avvocato della parte opposta chiede a quel punto a Minenna se l’evento sia ripetibile e Minenna risponde che certamente, il filmato e’ ripetibile in ogni momento.
Un secondo avvocato chiede qualcos’altro -che non ricordo- ma puntualizza che nel rispondere, DEVE GUARDARE IL GIUDICE.
Un terzo gli chiede quali siano i suoi titoli di studio e a quel punto comincia a delinearsi una situazione veramente paradossale. “Ragionere” gli risponde Minenna.
E li’ comincia il delirio. Immaginate un gufo che con aria di infinita supponenza chieda ad una zebra se conosce la differenza tra attrito statico e dinamico. Tralasciamo per carita’ di patria la comprensione che un laureato in giurisprudenza possa avere di un qualsiasi rudimento di fisica.
“Me la spieghi lei”.
Ma a quel punto l’avvocato, che rinuncia ad entrare nei dettagli di un concetto di cui probabilmente conosce l’esistenza per sommi capi, arriva al cosiddetto “paradosso delle Sneakers”.
A questo punto tento una sintesi del confronto tra gli avvocati e il perito.
HA VISIONATO LE RIVE DELL’ENTELLA?
No.
LA PRESENZA DI ERBA SULLE RIVE DELL’ENTELLA AVREBBE FATTO SCIVOLARE LA PERSONA CHE TIRAVA LA CORDA PER UNA QUESTIONE DI ATTRITO.
[incredulo] Beh se una persona scivolava, se ne aggiungeva un’altra, e poi un’altra ancora, mi pare ci fossero abbastanza persone a guardare tutto intorno.
LEI HA CERTAMENTE VISIONATO I FILMATI. CI DICA, DI CHE MARCA E MODELLO ERA LA CANOA?
Non mi ricordo, la canoa non e’ mai stata recuperata (piccolo dettaglio: misteriosamente infatti la canoa e’ sparita dal giorno dopo l’incidente) e non l’ho potuta visionare.
CHE DIMENSIONE AVEVA IL POZZETTO DELLA CANOA?
Non ne ho idea, non ho visto la canoa.
HA MISURATO LA VELOCITA’ DELL’ACQUA NEL FIUME?
No. La portata dell’acqua del fiume dipende da molteplici fattori, non e’ sempre la stessa e non sara’ la stessa che c’era il giorno dell’incidente.
HA MISURATO L’ALTEZZA DELL’ACQUA NEL PUNTO IN CUI E’ AVVENUTO L’INCIDENTE?
No. L’altezza la possiamo stimare guardando i filmati, guardando i vigili del fuoco fin dove sono immersi.
CONOSCE L’ALTEZZA DEL VIGILE DEL FUOCO NEL VIDEO?
No.
Siamo usciti dalla sala pensando alla vastita’ della mestizia di azzeccagarbugli neanche in grado di masticare bene l’italiano: laureati che possono definire l’atto di estrarre una persona dalla canoa “Estrinsecazione” senza provare un minimo sussulto di vergogna, salvo poi correggere lo strafalcione in un comunicato che mette una toppa peggiore del buco: ora infatti viene chiamata “Estricazione”.
Braccia rubate all’agricoltura, anzi per rimanere in tema… alla cardatura della lana.
Alcuni detentori, e detentrici, del Libero Arbitrio
Questo comunicato è veramente una vergogna, il tentativo di mistificare quanto purtroppo accaduto. Gli uomini tutti possono anche sbagliare, e certamente a nessuna persona di buon senso verrebbe in mente di voler condannare coloro che, nella veste di soccorritori, non siano riusciti nell'intento di salvare una persona. Ma da parte dei Centri di Comando ci si aspetterebbe una valutazione critica (soprattutto autocritica) sulle cause che hanno prodotto l'insuccesso nel salvataggio. . Sig.ri Responsabili di tali centri di comando: guardatevi bene i filmati tutti e poi spiegate ai familiari del ragazzo che avete capito, che saprete intervenire nelle procedure e nei corsi al personale, e che simili incapacità non si ripeteranno più.
Hanno ragione...
Una situazione veramente difficile per i soccorritori.
Ma poi, portare dei ragazzi in Canoa sul fiume a Gennaio, è da matti incoscienti.
Con tutto il rispetto per il povero ragazzo 💔