Prof accusato di stalking, ma la testimonianza della ragazza «non è attendibile»: reato derubricato

Libero Elio Pinazzi, alla famiglia della giovane spetterà comunque un risarcimento civile

Prof accusato di stalking, ma la testimonianza della ragazza «non è attendibile»: reato derubricato
06 Ottobre 2017 ore 09:35

Da stalking a molestie: reato derubricato per l’ex professore Elio Pinazzi accusato di aver perseguitato a Sestri Levante una ragazza quindicenne, ora libero per avvenuta prescrizione.

La ragazza lo accusava di averla tormentata, ma per lo psichiatra la sua testimonianza «non era attendibile»

Pinazzi era stato accusato da una ragazza, all’epoca dei fatti – 2011 – quindicenne,  di averla tormentata, perseguitata, pedinata giorno e notte. Ed in primo grado era stato condannato ad 1 anno e 6 mesi di reclusione. Nella sentenza di appello giunta ieri al Tribunale di Genova, tuttavia, il reato è stato derubricato: non ci sarebbe stato stalking ma “solo” molestie: e siccome il secondo reato, meno grave, ha tempi di prescrizione più brevi, l’ex professore è sostanzialmente “assolto”. Forse – ma le motivazioni della sentenza non sono ancora state depositate – a guidare tale decisione dei giudici è stata la perizia psichiatrica effettuata sulla vittima, che è stata dichiarata «non attendibile».

L’avvocato Groppo: «Soddisfatti della sentenza: resta il risarcimento civile, ma il nostro assistito da ora è libero»

L’avvocato Matteo Groppo, che ha difeso Pinazzi assieme al collega genovese Andrea Vernazza, ci spiega meglio la dinamica procedurale: «In primo grado avevamo proposto la questione psichiatrica, ma la Corte non aveva considerato la cosa; ora in secondo grado, invece, la Corte d’Appello l’ha presa in considerazione e dalla perizia è risultato che la testimonianza della giovane non è da considerarsi attendibile. Insomma, le sistematiche persecuzioni citate dalla ragazza non vi sarebbero state se non nella sua testa, ma qualcosa è comunque avvenuto, qualcosa si è tratteggiato per far scattare questo terrore, ed è stato comunque riconosciuto il reato di molestie. Avendo questo termini di prescrizione più brevi, già scaduti, scatta il non luogo a procedere, ed il nostro assistito non è stato condannato». Ma non si tratta comunque di un’assoluzione completa, spiega Groppo, «resta il lato civile, e la famiglia della vittima avrà comunque diritto ad un riconoscimento, ad un risarcimento».

Per Groppo, che si dichiara comunque soddisfatto della sentenza, si è probabilmente trattato di dare «un po’ un colpo al cerchio ed uno alla botte», in una vicenda processuale delicata e confusa dallo stato di salute mentale della ragazza. Pinazzi, all’inizio del procedimento, ha passato in carcere solo tre giorni, dopodiché l’arresto non è neppure stato convalidato e da allora è sempre stato in libertà. Ora definitiva.

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