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Chiavari

“Recovery Fund, non bisogna aspettare altro tempo”

Parla Enrico Mazzino, economista sanitario e docente universitario

“Recovery Fund, non bisogna aspettare altro tempo”
Cronaca Chiavari - Lavagna, 22 Gennaio 2021 ore 09:12

“Ok, c’è una crisi di governo in corso. Ma quello che è certo è che il tempo per definire la griglia dei progetti e delle riforme da presentare a Bruxelles sta scadendo”.

Recovery Fund, ne parliamo con Enrico Mazzino, economista sanitario e docente universitario.

L’Italia è in ritardo sui progetti da presentare?

“Penso proprio di sì. Bruxelles, nelle linee guida rese note a settembre, ha fissato come avvio del percorso di presentazione dei Piani nazionali per accedere ai Fondi del Next Generation EU il mese di ottobre 2020, così da attivare la necessaria interlocuzione con i singoli Paesi entro la fine dell’anno appena trascorso. Per presentare il Piano vero e proprio c’è tempo fino ad aprile, ma è chiaro che la doppia partita relativa alla Governance (in sostanza l’architettura istituzionale del Piano) e quella che attiene alla ripartizione delle risorse (209 miliardi) va giocata subito. E da questo punto di vista io credo che si sia già in ritardo”.

Cosa potrebbe fare il nostro Paese?

“L’Italia deve introdurre procedure straordinarie con leggi capaci di accelerare gli investimenti e corsie preferenziali. I fondi vanno impegnati entro il 2023 e spesi entro il 2026. Dal 2027 si comincerà a restituirli relativamente alla quota dei prestiti (127 miliardi). Servono procedure straordinarie e corsie preferenziali. Non sono tanto a preoccuparmi le scadenze di queste settimane, rispetto alle quali non c’è un particolare ritardo italiano. Piuttosto meglio riflettere alla seconda metà del 2021 e al 2022. Va evitato il rischio di mancare ad un appuntamento storico. Qualità del piano e sua attuazione sono sfide che potrebbero diventare molto difficili”.

Le erogazioni sono a rischio, a suo parere?

“Le confuse polemiche di questi giorni non sembrano poter incidere sull’erogazione della prima tranche del Recovery and Resilience facility (pari a circa 20 miliardi) che sostanzialmente verrà anticipata. Il problema sono le tranche successive fino a tutto il 2023. Non dimentichiamo che il Recovery Fund non è una finanziaria bis per i prossimi 4-5 anni e non è neanche un Fondo europeo come gli altri; l’attuale operazione prevede che se non vengono raggiunti nei tempi stretti previsti gli obiettivi scritti nel Piano, le erogazioni semestrali successive all’approvazione del Piano saranno a rischio. Nell’accordo raggiunto dal Consiglio europeo del 17-21 luglio, poi perfezionato ed approvato il 10 dicembre, è previsto un monitoraggio da parte della Commissione UE sullo “stato di avanzamento” delle riforme e del Piano di investimenti, in base al quale verranno calibrate le tranche semestrali degli stanziamenti.

Si rischia dunque di vanificare così un’occasione unica e irripetibile”.

Giustamente si pone nel Piano europeo l’enfasi sugli investimenti, che costituiscono l’ossatura del Recovery Fund…

“Le risorse (750 miliardi nel totale) sono per gran parte dirette a finanziare investimenti, secondo lo schema definito dalla Commissione UE: 20% al Digitale, 37% al Green. Al tempo stesso, il focus è sulla qualità delle riforme che saranno messe in campo per incrementare la capacità produttiva delle economie europee, così da renderle certamente più competitive.

Alcune riforme mirate (oltre ad avere un effetto sul Pil e sulla crescita nel suo complesso) avrebbero anche il compito di agire da spinta per catalizzare altre riforme, far virare in positivo il clima dei mercati e dei partner internazionali sulle prospettive di sviluppo del Paese e, di conseguenza, sulla sostenibilità del debito pubblico. Se la crisi politica non evolve rapidamente anche le riforme rischiano di restare bloccate e occorrerà tuttavia una costante azione di monitoraggio sulle fasi attuative di queste ultime per valutarne l’impatto e se ne necessario correggerne la rotta. Per fare ciò occorre un governo dotato di una solida maggioranza e che abbia davanti a sé un congruo lasso di tempo per esercitare la sua funzione di impulso e controllo. Stesso discorso si può fare per gli investimenti: sono sempre più convinto che i progetti vadano seguiti e monitorati”.