C’è un fermento speciale in casa AltreVoci Edizioni: la notizia ufficiale è arrivata dalla Fondazione Bellonci e ha subito acceso i riflettori su una delle penne più raffinate del panorama contemporaneo. Aldo Boraschi, lavagnese d’adozione, autore capace di trasformare la scrittura in un’arte del sentire, è stato ufficialmente proposto per l’edizione 2026 del Premio Strega da Saverio Simonelli. Il libro protagonista di questa scalata è “Diamante”, un romanzo che fin dal titolo suggerisce la preziosità di una materia formatasi nel tempo, tra pressione e oscurità, proprio come i sentimenti che animano i suoi protagonisti.

Il libro
Simonelli, nella sua motivazione tecnica, ha colto la purezza di un’opera che non cerca lo shock ma l’emozione profonda, definendola “una narrazione che ha nell’umiltà la sua firma indelebile”. La trama si snoda tra le atmosfere soffocanti di Caracas, dove Killian vive ai margini inseguendo su uno schermo il nome di “Diamante Rosso”, e un’Italia stanca dove la vera Diamante sopravvive tra i silenzi di una madre devota e un patrigno perso nel gioco d’azzardo. Non è una semplice storia d’amore, ma, come recita la quarta di copertina, un “tentativo” di amore e di esistenza.
Boraschi ambienta parte del racconto nel suggestivo scenario della Lunigiana, dove il tempo ordinario sembra fermarsi e gli elementi del paesaggio — un fiume, una processione, una vecchia pentola — diventano custodi di una speranza fragile ma tenace. Il valore del romanzo è impreziosito dalla postfazione di Valerio Varesi, che ha creduto nel progetto fin dalle prime bozze.
Per la piccola casa editrice e per l’autore, questa candidatura rappresenta già un premio morale: il riconoscimento di una scrittura garbata, lontana dal mainstream urlato, che preferisce “essere” piuttosto che “apparire”.
Mentre il cammino verso la dozzina dello Strega è appena iniziato, “Diamante” brilla già di luce propria, confermandosi come una storia di uomini e donne che imparano a sopravvivere e a proteggere ciò che non deve spezzarsi, trasformando il dolore in una luminosa forma di resistenza culturale.
Come funziona il Premio: ora cosa succede
Il Premio Strega, nato nel 1947 in casa Bellonci, è oggi gestito dalla Fondazione omonima e segue regole precise per la selezione dei partecipanti. La giuria storica è composta dagli Amici della domenica, circa 400 giurati che hanno il compito di segnalare le opere meritevoli. Per l’edizione 2026, le proposte potevano essere inviate dal 3 febbraio sino a ieri, 2 marzo: ogni Amico poteva indicare un solo libro di narrativa italiana, pubblicato tra marzo dell’anno precedente e febbraio di quello in corso, allegando un breve giudizio critico e ottenendo il consenso dell’autore. Di solito i libri segnalati sono circa 80-
Una volta raccolte tutte le segnalazioni, il Comitato direttivo ha il compito di scegliere i dodici libri ufficiali, la cosiddetta dozzina, che si contenderanno l’accesso alla fase finale. La competizione entra nel vivo con la prima votazione, dove ogni giurato esprime tre preferenze; i cinque libri più votati formano la celebre cinquina. Esiste però una clausola di salvaguardia per la piccola editoria: se tra i primi cinque non compare un libro pubblicato da un editore medio-piccolo, questo viene aggiunto d’ufficio, portando la finale a sei candidati. La seconda e ultima votazione, che decreta il vincitore assoluto e l’assegnazione del premio di cinquemila euro, avviene a circa quindici giorni di distanza dalla prima. Il regolamento garantisce l’anonimato del voto e impone che gli scrittori già vincitori non possano concorrere nuovamente se non dopo tre edizioni.
È in questo rigoroso meccanismo che si inserisce la candidatura di Aldo Boraschi con il suo romanzo “Diamante”, proposto da Saverio Simonelli e ora al vaglio del Comitato per l’ingresso tra i dodici finalisti.