Quando i pesci (veri) diventano un’opera d’arte con il gyotaku

A tu per tu con Elena Di Capita, che usa una tecnica antichissima di stampa

Quando i pesci (veri) diventano un’opera d’arte con il gyotaku
Cultura Chiavari - Lavagna, 15 Luglio 2019 ore 14:41

Alzi la mano chi conosce il significato del termine “gyotaku”. A Cavi di Lavagna vive una delle pochissime artiste in Italia che pratica questa antica tecnica giapponese, utilizzando solo pesci locali come l’acciuga.

Il personaggio

Si tratta di Elena di Capita, classe 1985. Nata a Chiavari, diplomata all’Istituto d’Arte di Chiavari con 100, ha poi frequentato la scuola di restauro e beni archeologici. Lavora come restauratrice (al momento è impegnata con il restauro di Palazzo Rocca) e disegnatrice di reperti archeologici anche all’estero. Dopo la nascita del suo bimbo si è dovuta reinventare e ha scoperto i “gyotaku” per caso, sviluppando un suo stile e utilizzando solo pesci del nostro mare: niente esotismi, proprio per mettere in risalto il nostro patrimonio, “che è da difendere – ci tiene a sottolineare -. Usando questa tecnica è come se catturassi l’anima dell’animale, è diverso dal fare un ritratto, è imprimere sulla tela un’impronta, una traccia”. Il “gyotaku” è un metodo tradizionale giapponese, una pratica che risale alla metà del 1800: una forma di stampa naturale utilizzata dai pescatori per registrare le loro catture e per ricordarsi delle prede più importanti, che è diventata anche una forma d’arte propria.  Cosa fa, dunque Elena?

“Inchiostro il pesce con nero di seppia – spiega – poi ci appoggio sopra una carta di riso e ricavo un’impronta che aggiusto a mano”.

Un lavoro inizialmente istintivo ma poi minuzioso, che richiede diverse ore di lavoro. Quel che ne esce fuori è un vero e proprio capolavoro, basti guardare i banchi di acciughe che sembrano uscire dalla carta, creando un’opera dall’effetto tridimensionale. Ma Elena non utilizza solo questo tipo di pesce: dallo scorfano al polpo, dalle gallinelle al tonno sino alle triglie, tutto il nostro mare ispira l’artista, che ha scoperto questa tecnica da circa un anno. Alcuni pesci poi, una volta terminata la creazione artistica e ripuliti, finiscono nella… padella, nulla va buttato, è il mare che, ancora una volta, dona il suo tesoro.

“Ho tantissimi progetti in mente – ci confida – tutti legati al nostro territorio e alla salvaguardia dell’ambiente: di recente ho impresso un pesce spada su una tela di 2,40 metri, è stata un’esperienza stupenda, e ho molte idee che svilupperò nei prossimi mesi: quel che devo trovare è… il tempo”.

Immersi per qualche istante nel mondo sommerso di Elena, ritorniamo in quello “di sopra”, in attesa di nuove creazioni: quelle di ora, senza dubbio, hanno lasciato il “segno”.

Claudia Sanguineti

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