Nella serata di ieri, martedì 20 gennaio, il consiglio comunale di Sestri Levante ha approvato a maggioranza l’aggiornamento del Pud, Progetto di utilizzo delle aree demaniali marittime. Ma nella città dei due mari divampano le polemiche politiche.
Nel mirino un consigliere comunale di maggioranza che respinge le accuse ai mittenti
«Per un consigliere di opposizione vale il conflitto di interesse. Per un consigliere di maggioranza nelle stesse identiche condizioni no – sostengono Diego Pistacchi e Marco Conti, consiglieri di minoranza del centrodestra – Solinas approva il Pud garantendo il numero legale alla seduta solo grazie a un esponente della sua maggioranza (Leonardo Sanguineti, ndr) che resta in aula dopo che la stessa maggioranza, con il solito “censore” (Paolo Smeraldi, ndr) che però tace poi nei confronti dei suoi vicini di banco, chiede che si allontanino due consiglieri di opposizione (Pistacchi e Elisa Bixio, ndr) che, correttamente, lasciano l’aula. Far passare il Pud avendo lo zio balneare, secondo Solinas & C. non è conflitto d’interesse».
«Il Pud presentato è pavido, privo di visione e affetto da una grave amnesia politica – dicono Marcello Massucco, Elisa Bixio, Gabriele Ovindo e Roberto Montanari, consiglieri di opposizione del centrosinistra – in palese violazione di quanto stabilito nel consiglio del 12 giugno, quando tutti, maggioranza compresa, avevamo votato per l’azzeramento dei 70.000 metri quadrati destinati al campo boe nella Baia delle Favole, la giunta ha reinserito quel campo boe come se nulla fosse. Il messaggio è chiaro: la volontà del consiglio comunale non conta, le decisioni vere vengono prese altrove. Ancora più grave è il fatto che nell’ultimo documento di programmazione, quello che dovrebbe certificare gli indirizzi politici e attuativi del mandato , del campo boe non vi sia alcuna traccia. Dimenticanza o l’ennesimo tentativo di far passare sotto silenzio una decisione già presa?»
«L’accusa non sussiste – replica Sanguineti – il conflitto di interessi si verifica quando nella decisione viene a meno l’imparzialità per interessi personali o professionali, e nel mio caso, non avendo partecipato né alla discussione né alla votazione della delibera, è evidente che non si pone neppure il quesito. Per come la vedo io, la loro uscita è servita solo a spingere anche me ad alzarmi, con un unico risultato concreto: far saltare il numero legale. A quel punto è apparso chiaro che non si trattava di rispetto delle norme, ma di una mossa puramente politica. Respingo le accuse al mittente – chiude il consigliere comunale di maggioranza – rivendico un operato sempre improntato alla correttezza e alla trasparenza».