Il Comune di Rapallo è stato obbligato dal TAR Liguria ad avviare una gara pubblica per l’assegnazione di tre aree demaniali marittime strategiche. La vicenda riaccende l’attenzione sulla gestione delle concessioni e sull’applicazione delle norme in materia di trasparenza e concorrenza.
Le parole del consigliere di opposizione Andrea Carannante
“Il Comune di Rapallo è stato costretto ad avviare una procedura di evidenza pubblica per l’assegnazione di tre aree del demanio marittimo non per scelta, ma su esplicita condanna del TAR Liguria (sentenza n. 203/2025), che ha imposto l’avvio delle gare entro sessanta giorni. Si tratta di porzioni strategiche per la nautica da diporto, comprese tra il Molo Duca degli Abruzzi e la rada di San Michele di Pagana.
Una situazione che getta luce impietosa su una gestione opaca, ritardataria e passiva del patrimonio pubblico, aggravata dal fatto che il TAR era già intervenuto nel 2024 con altre due sentenze (n. 590 e n. 622) rimaste inascoltate. Solo dopo mesi di inerzia e silenzi, l’Amministrazione si è vista costretta ad agire.
È grave che, in un settore tanto delicato come quello delle concessioni demaniali, il Comune debba essere spinto dai giudici amministrativi a rispettare le regole europee sulla trasparenza, la concorrenza e la parità di accesso. È ancor più grave che, mentre il governo ha escluso la possibilità di prorogare automaticamente le concessioni per la nautica da diporto, l’Amministrazione comunale abbia preferito temporeggiare, affidandosi a concessioni provvisorie e scelte non strutturali.
Nel frattempo, il sistema locale delle concessioni rimane privo di visione, programmazione e controllo, con una gestione frammentaria, condotta più a colpi di sentenze che di atti di indirizzo politico. La Giunta, pur avendo approvato un piano di riordino a dicembre 2024 (DGC n. 387), non ne ha attuato concretamente i contenuti, trasformando l’indirizzo politico in un’altra occasione mancata.
Non è questa la buona amministrazione. Non è questa la tutela del bene pubblico.
Serve più coraggio, più trasparenza e più capacità gestionale. Ma soprattutto serve una classe dirigente che non aspetti il richiamo del TAR per rispettare le regole”.