Chiavari-Lavagna

Diga dell’Entella, Conti: “Non basta cesto di cavoli per dire NO, servono atti formali del Comune di Lavagna”

Le polemiche continuano: questo il resoconto del consigliere metropolitano - oltre che comunale a Sestri Levante - discusso ieri in Commissione Pianificazione Territoriale

Diga dell’Entella, Conti: “Non basta cesto di cavoli per dire NO, servono atti formali del Comune di Lavagna”
Politica Chiavari - Lavagna, 12 Febbraio 2021 ore 14:57

Diga dell’ Entella, dibattito nella Commissione consiliare della Città Metropolitana di Genova, l’intervento del Consigliere Marco Conti: “non basta un cesto di cavoli per dire NO ad un progetto impattante e superato, servono atti formali da parte del Comune di Lavagna. Meno coreografia, più fatti”.

Diga dell’Entella, Conti: “Non basta cesto di cavoli per dire NO, servono atti formali del Comune di Lavagna”

Così lo stesso consigliere Conti sintetizza il fulcro della sua posizione espressa, ieri, mercoledì 11 febbraio, nel corso della 3a Commissione Consiliare Pianificazione territoriale per discutere del progetto di messa in sicurezza della parte terminale del fiume Entella.

“Come ho già avuto modo di affermare – scrive Conti -, la cosiddetta “diga Perfigli” non nasce dal nulla e ha dei padri ben precisi: i politici del DS/PD (ai tempi Burlando/Repetto/Vaccarezza) e i tecnici scelti dal DS/PD (ai tempi di Tizzoni) . Nell’ultimo decennio di vita della Provincia (2002-2012), in Consiglio il centrodestra ha sempre manifestato contrarietà a tale opera. Una contrarietà ben precisa e motivata e non certo per spirito di contraddizione. Le piene duecentennali, da cui ci si vorrebbe proteggere, sono state stimate dalla relazione descrittiva del progetto per una portata di 2698 m3/s! Il fiume Entella paragonato all’ Arno….. In un simile scenario vorrebbe dire che sulla banchina del porto di Lavagna si raggiungerebbe un livello di circa mt 1,5 s.l.m, con tutti le conseguenze che è solo possibile immaginare qualora si verificasse una tale circostanza.

Secondo quanto riportato della relazione descrittiva del progetto, l’argine esistente, lato Lavagna, sarebbe stato scavalcato nella zona a monte di corso Buenos Ayres già con piene della portata di 1400 m3/s, circostanza avvenuta il 10 novembre 2014. Tuttavia la tracimazione di allora, peraltro limitatissima, non è stata imputabile all’insufficiente altezza dell’argine, ma alla violenta risacca causata dalla presenza in golena del muro di cinta dell’ex mattatoio di via Garibaldi, di proprietà del Comune. Il nuovo argine verrebbe a collocarsi in questa zona, non nella sede dell’argine attuale, bensì tra il fiume e l’ex mattatoio, restringendo ulteriormente l’area di golena, compromettendo così ulteriormente il deflusso in caso di piena, a causa della strozzatura che si verrebbe a creare.

Anche nel 1953, quando la portata sfiorò i 2000 m3/s, l’attuale argine non fu scavalcato in altezza, ma si ruppe in un punto in cui era stato malamente ricostruito una decina di anni prima a seguito di un bombardamento. Fu questa la causa dell’allagamento di Lavagna! Le acque piovane di scolo della piana, lato Lavagna, dal confine con San Salvatore fino al ponte della Maddalena, sono oggi convogliate nel Rio Rezza; da qui sfociano nell’Entella. Tra il Rezza e la foce sono, invece, raccolte in un fosso che termina tra via Previati e la Ferrovia. Del tutto ingiustificata appare la scelta progettuale di convogliare gli scoli dal Rezza fino a Corso Garibaldi, passando per una canalizzazione sotto il nuovo argine, peraltro lasciando inalterato lo sbocco della seconda parte di scoli, su cui verrebbe costruito il nuovo argine. In caso di piena, ben difficilmente si pone il problema del superamento in altezza degli argini, ma quello del rigurgito dai canali di scolo, come accaduto il 10 novembre 2014; fenomeno, che ha riguardato anche tombini e scarichi domestici.

L’innalzamento dell’argine rappresenta, pertanto, un potenziale aggravio del rischio rispetto ad alluvioni che invadono le aree interne all’argine, o che provengano dalla collina; ed a rigurgiti delle reti idriche domestiche.

Sulla sponda di Chiavari, il previsto rinforzo su Viale Kasman non tiene conto che nella zona di Piazza Sanfront non vi è un contenimento delle acque come avviene oggi sulla sponda lavagnese con il Rio Rezza, per cui le acque che inondano Caperana e Ri continuano il loro corso prima in Via Piacenza e poi in Via Entella, aggirando Viale Kasman.
Il 10 novembre 2014 è accaduto proprio questo.

Ho ribadito che occorre prendere in considerazione i veri interventi di mitigazione del rischio, come:
– uno studio volto ad orientare la foce del fiume in modo da evitare l’attuale fenomeno di progressivo insabbiamento, i cui benefici più immediati riguarderebbero proprio il tratto terminale del fiume;
– il ripristino della corretta pendenza dell’alveo attivo,compromessa negli ultimi decenni, con un abbassamento considerevole a partire da Carasco, che peggiora le condizioni di officiosità della foce, a fronte di un livello del mare che tende invece a crescere;
– un canale scolmatore, recentemente riproposto anche da Confindustria. Negli anni ’70, l’allora assessore regionale Cav. Geom. Dario Casassa ne propose la realizzazione di uno da Pianezza.

Al termine il Sindaco Metropolitano Marco Bucci ha affermato che dall’amministrazione comunale di Lavagna, oltre alla coreografica consegna di un cesto di cavoli per esprimere la contrarietà a questo progetto, nessun atto formale è stato trasmesso all’amministrazione”, chiude polemicamente il resoconto il consigliere metropolitano oltre che di minoranza a Sestri Levante.

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