Unione Nazionale Vittime, Unavi, interviene sulla vicenda nata a Sestri Levante dopo le dichiarazioni del consigliere comunale Paolo Smeraldi, che sui social ha sostenuto che il femminicidio non sarebbe un’emergenza, richiamando alcuni dati statistici.
Valentina Jannacone interviene sulla polemica per le parole del consigliere comunale Paolo Smeraldi: “Non è una questione di schieramento politico. È responsabilità pubblica verso le vittime, le famiglie e le donne che chiedono aiuto”
Unione Nazionale Vittime è un’associazione impegnata nella tutela, nell’ascolto e nella rappresentanza delle vittime e dei loro familiari. Promuove iniziative istituzionali, culturali, sociali ed educative dedicate alla memoria, alla giustizia, alla prevenzione, alla dignità delle persone colpite e alla costruzione di reti territoriali capaci di offrire sostegno concreto.
“Per Unavi il punto non è la bufera politica. È ciò che resta quando il rumore si abbassa – afferma Valentina Jannacone, componente del Direttivo dell’associazione e coordinatrice ligure – “un rappresentante delle istituzioni ha usato i numeri per ridurre la portata di un fenomeno che riguarda vite spezzate, famiglie distrutte, donne minacciate, figli rimasti senza madre e richieste di aiuto spesso arrivate troppo tardi o mai arrivate”.
“Unavi non entra negli equilibri della maggioranza di Sestri e non partecipa ad alcuna contrapposizione di partito, ma ritiene necessario affermare con chiarezza un principio – spiega l’associazione – quando si parla di femminicidio, violenza domestica, stalking e violenza di genere, i dati non possono essere usati per minimizzare. Devono servire a capire, prevenire e proteggere. Non a costruire alibi. Secondo i dati diffusi dal Viminale per il primo semestre 2026, le donne uccise tra il 1° gennaio e il 30 giugno sono state 34, contro le 54 dello stesso periodo del 2025. Il calo è un dato positivo, ma non autorizza alcuna sottovalutazione. Dentro quel numero ci sono 26 vittime di omicidio volontario e 8 vittime del reato di femminicidio. Nello stesso periodo, gli ammonimenti del questore per violenza domestica sono aumentati del 24,1%, passando da 2.616 a 3.247. Anche i dati Istat confermano che la violenza contro le donne resta una realtà strutturale. Nel 2025, secondo le stime preliminari dell’indagine “Sicurezza delle donne”, circa 6 milioni e 400 mila donne italiane tra i 16 e i 75 anni, pari al 31,9%, hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Le denunce restano una parte limitata del fenomeno: per le violenze subite da partner o ex partner negli ultimi cinque anni, la quota di vittime che ha denunciato è pari al 10,5%”.
“Dire che il femminicidio non è un’emergenza perché i casi sarebbero pochi è una frase sbagliata nel merito e pericolosa nel messaggio pubblico – continua la Jannacone – non si governa la realtà scegliendo solo le cifre che fanno comodo. I numeri vanno letti tutti: omicidi, femminicidi, ammonimenti, stalking, violenza domestica, accessi ai centri antiviolenza, denunce mancate, richieste di aiuto, figli rimasti soli. La matematica è una cosa seria. Proprio per questo non va usata con il righello più corto”.
Per l’associazione “la gravità non riguarda soltanto la frase iniziale. Riguarda il ruolo pubblico di chi la pronuncia e il modo in cui le istituzioni scelgono di rispondere. Un consigliere comunale non parla mai in uno spazio neutro: siede in un organo istituzionale, partecipa alla vita amministrativa, contribuisce a formare linguaggio, clima e priorità della comunità”.
“Chi ha chiesto chiarezza ha posto un problema reale, indipendentemente dal colore politico – prosegue Jannacone – non compete alla nostra associazione dire chi debba stare in maggioranza, chi debba uscirne o quali conseguenze politiche debbano esserci. Ma compete a noi dire che sulle vittime non si può giocare a rimpiattino. Le opinioni personali esistono, certo. Ma quando vengono espresse da un rappresentante istituzionale e toccano la violenza contro le donne, diventano parole pubbliche. E le parole pubbliche hanno conseguenze”.
“Il punto non è stabilire se un dato sia in calo o in aumento – ribadisce l’associazione – il punto è chiedersi se un’istituzione locale possa permettersi di minimizzare un fenomeno che ogni anno produce vittime, paura, solitudine, orfani, processi, famiglie lacerate e comunità ferite”.
“Su questi temi non basta dire ‘non è il mio pensiero’ e sperare che passi la giornata – aggiunge Jannacone – serve una posizione pubblica netta. Non contro qualcuno, ma a favore delle vittime. Non contro una parte politica, ma contro l’idea che la violenza sulle donne possa essere ridotta a un problema piccolo perché statisticamente scomodo da raccontare”.
“La discussione deve uscire dallo scontro tra partiti e tornare al punto essenziale – conclude l’associazione – quali azioni concrete le amministrazioni locali intendono mettere in campo per prevenire la violenza, sostenere le vittime, collaborare con scuole, servizi sociali, forze dell’ordine, associazioni e centri antiviolenza”.
“La politica può dividersi su molte cose. Non dovrebbe dividersi sul fatto che la violenza contro le donne vada riconosciuta, nominata e contrastata senza ambiguità – conclude Jannacone – se i dati migliorano, si lavora perché migliorino ancora. Se una sola donna muore per mano di chi diceva di amarla, se una sola famiglia resta spezzata, se una sola vittima rinuncia a chiedere aiuto perché teme di non essere creduta, allora il dovere delle istituzioni è uno solo: non minimizzare. Mai”.
Unavi auspica che il consiglio comunale di Sestri e le istituzioni del territorio sappiano trasformare questa vicenda in un’occasione concreta di responsabilità pubblica, promuovendo iniziative serie di prevenzione, educazione al rispetto, ascolto delle vittime e collaborazione con la rete territoriale di tutela.