Il portavoce del Comitato No Tunnel e consigliere comunale Andrea Carannante interviene dopo il parere favorevole espresso dalla Giunta regionale al progetto di collegamento tra la Val Fontanabuona e l’autostrada A12, criticando duramente il metodo e le implicazioni della decisione
“La Giunta regionale ha dato parere favorevole al progetto del collegamento tra la Val Fontanabuona e l’autostrada A12. Un via libera che rappresenta l’ennesima dimostrazione di un metodo politico arrogante: le decisioni vengono prese nelle stanze del potere e poi imposte ai territori come fatti compiuti.
Nella delibera la Regione afferma chiaramente che l’opera è considerata “strategica” e che, proprio per questo motivo, può prevalere sugli strumenti urbanistici dei Comuni. Tradotto: i piani urbanistici locali diventano carta straccia quando la Regione decide che un’opera deve passare.
Ancora più grave è ciò che riguarda i vincoli ambientali e paesaggistici. Lo stesso provvedimento riconosce che il tracciato attraversa aree boscate sottoposte a tutela. Ma anche qui la soluzione è semplice: si ricorre alla deroga. I vincoli che dovrebbero proteggere il territorio diventano improvvisamente un ostacolo da aggirare.
È questa la concezione che la Regione Liguria ha della tutela del territorio: i vincoli valgono per i cittadini, ma possono essere piegati quando servono a far passare un progetto deciso altrove.
Si parla di un’infrastruttura pesante, chilometri di gallerie, nuovi svincoli autostradali, un casello, opere che incideranno in modo profondo su un territorio fragile dal punto di vista ambientale e idrogeologico. E tutto questo viene portato avanti senza un vero dibattito pubblico, senza un confronto serio con le comunità locali, senza una discussione trasparente sui costi e sugli impatti reali.
Il messaggio che arriva da questa delibera è chiarissimo: quando un’opera viene dichiarata “strategica”, le regole possono essere piegate e i territori possono essere scavalcati.
Questo modo di governare è inaccettabile.
Non si può continuare a trattare il Levante ligure e la Val Fontanabuona come territori su cui calare decisioni già prese, ignorando cittadini, amministrazioni locali e comitati.
Lo sviluppo non può essere imposto con le deroghe e con i colpi di mano amministrativi. E soprattutto non può passare sopra le regole che dovrebbero difendere il nostro territorio.
Quello che sta accadendo non è un semplice passaggio tecnico: è una scelta politica pesante, che apre un precedente molto pericoloso.
Perché se oggi si decide che i vincoli ambientali possono essere superati con una delibera, domani nessun territorio della Liguria potrà più dirsi davvero tutelato.”