Politica

Ora è ufficiale, chiudono due scuole a Sestri Levante

Il consiglio comunale ha approvato, a maggioranza, la delibera che avvia l'iter per la chiusura dei codici meccanografici della scuola dell'infanzia Gianni Rodari di Santo Stefano del Ponte e della scuola primaria San Giovanni Bosco di San Bartolomeo della Ginestra, con effetto dall'anno scolastico 2027-28

Ora è ufficiale, chiudono due scuole a Sestri Levante

Nella serata di ieri, martedì 16 giugno, il consiglio comunale di Sestri Levante ha approvato, a maggioranza, la delibera che avvia l’iter per la chiusura dei codici meccanografici della scuola dell’infanzia Gianni Rodari di Santo Stefano del Ponte e della scuola primaria San Giovanni Bosco di San Bartolomeo della Ginestra, con effetto dall’anno scolastico 2027-28.

“Il provvedimento si inserisce nel piano di riorganizzazione dei plessi scolastici cittadini approntato per far fronte al costante calo demografico che negli ultimi 10 anni ha fortemente ridotto la popolazione in età scolare, portando le nascite annuali ormai stabilmente sotto quota 100 (nel 2025 i nati sono stati 75 mentre da inizio anno a oggi i bambini nati a Sestri sono 31, ndr) – riferisce l’amministrazione comunale – calo demografico che, ripercuotendosi sulle iscrizioni, riduce l’organico del personale assegnato all’Istituto comprensivo cittadino dall’Ufficio regionale scolastico riducendo quindi anche il numero di classi che possono formarsi”.

«Abbiamo visto come negli anni passati le precedenti amministrazioni, in particolare l’ultima, avevano ben chiara la situazione di forte denatalità e erano a conoscenza che già dall’anno scorso il numero delle prime classi sarebbe stato inferiore al numero delle scuole presenti in città – spiega il sindaco Francesco Solinas – ma nulla è stato fatto per governare questo scenario, nemmeno per preparare la città. Non sono stati fatti investimenti specifici in termini di servizi scolastici e in termini di lavori per le scuole, nessun progetto e nessuna richiesta venne portata avanti per le due scuole che l’attuale opposizione ora difende a spada tratta. Non siamo certo contenti di ridurre il numero di edifici scolastici – prosegue il sindaco – ma la chiusura dei codici meccanografici risulta necessaria come a suo tempo lo furono le chiusure delle scuole di San Bernardo, Loto, Montedomenico, Tassani, Trigoso, Portobello e, parzialmente, del Capoluogo. Se il numero delle prime è minore degli edifici, lasciare gli attuali plessi tutti aperti e vedere dove si formano liberamente le classi rideterminerà la situazione di quest’anno con cinque plessi che avevano ciascuno alunni iscritti ma in numero tale che in nessuna di queste cinque scuole si è potuta formare autonomamente una prima con la conseguente necessità di riallocare le iscrizioni. A fronte di questa situazione, noi, responsabilmente, abbiamo elaborato un piano scuola che, a seconda del livello di denatalità, prevede che vi sia il mantenimento dei plessi che assicurano la migliore distribuzione delle strutture scolastiche sul territorio nelle zone di maggior presenza delle famiglie, privilegiando il criterio di vicinanza tra scuola dell’infanzia e primaria per permettere una migliore gestione dei figli con età diverse. Inoltre – conclude Solinas – stiamo investendo risorse comunali mai messe in precedenza per integrare l’offerta formativa e istituire nuovi servizi di supporto scolastico per rendere il nostro Istituto comprensivo ancora più attrattivo. Ringrazio l’assessore comunale alla Scuola Maura Caleffi e gli Uffici comunali per l’impegnativo lavoro svolto e ancora in essere».

Il consiglio comunale ha approvato, a maggioranza, la delibera che avvia l’iter per la chiusura dei codici meccanografici della scuola dell’infanzia Gianni Rodari di Santo Stefano del Ponte e della scuola primaria San Giovanni Bosco di San Bartolomeo della Ginestra, con effetto dall’anno scolastico 2027-28

Le opposizioni criticano la giunta Solinas

“Ce l’hanno fatta – dicono Marco Conti e Diego Pistacchi, consiglieri comunali di minoranza del centrodestra – hanno definitivamente chiuso 2 scuole: la materna Rodari e la primaria San Giovanni Bosco. Quello che fin dall’inizio era il progetto del sindaco Solinas di sopprimere due degli istituti scolastici più amati dalle famiglie sestresi ha visto la conclusione ieri sera in consiglio. Fino alle 2 di notte abbiamo provato a spiegare all’amministrazione comunale che avrebbe potuto tranquillamente non far partire le iscrizioni alle classi prime per il ridotto numero di bambini, ma che chiudere i codici meccanografici non era necessario. Con questa operazione, che non comporta risparmi di alcun tipo, si ottiene solo l’impossibilità, un domani, di riattivare la scuola in caso tornino a crescere le iscrizioni. Con questo atto il sindaco ha certificato il fallimento delle politiche demografiche e l’ammissione che neppure la sua maggioranza crede di essere in grado di rendere in futuro l’offerta formativa scolastica. Rattrista il fatto che da novembre, da quando cioè hanno fatto quella che chiamano “proposta” di dimensionamento, non sia cambiata di una virgola la posizione, Tanti incontri con genitori, insegnanti, Consulte e Istituto comprensivo, che si sono tutti espressi contro l’inutile soppressione del codice meccanografico non sono serviti a nulla. Chi dice di aver avuto un confronto, ha dimostrato solo di aver sentito ma non ascoltato l’opinione contraria di tutti. Ieri sera in aula nessuno della maggioranza è stato in grado di spiegare il motivo che ha spinto alla chiusura dei codici. Per far fronte al ridotto numero di iscrizioni sarebbe stato sufficiente non far partire le prime. Che fretta ha Sestri, unico comune della Città Metropolitana di Genova a farlo, di chiudere per sempre senza appello queste due scuole? – si domandano i consiglieri comunali rispettivamente di Fratelli d’Italia e Sestriamo/Forza Italia – domanda senza risposta”.

“Con la delibera approvata ieri sera in consiglio comunale, l’amministrazione comunale ha sancito la chiusura dei codici meccanografici della scuola dell’infanzia Rodari e della scuola primaria San Giovanni Bosco di San Bartolomeo. Non si tratta di una fatalità né di una decisione inevitabile: siamo di fronte a una precisa scelta politica, della quale il sindaco e la sua maggioranza dovranno assumersi pienamente la responsabilità. Questa delibera non rappresenta una semplice riorganizzazione scolastica, ma una vera e propria resa – sostengono Marcello Massucco, Elisa Bixio, Gabriele Ovindo e Roberto Montanari, consiglieri comunali di opposizione del centrosinistra – la resa di un’amministrazione comunale che, di fronte al calo demografico, fenomeno che interessa molte altre realtà, non sceglie di lottare per salvaguardare i propri servizi, ma rinuncia a costruire una prospettiva diversa per la città, limitandosi ad amministrarne il declino. Siamo infatti l’unico Comune tra i 63 della Città metropolitana di Genova a chiudere 2 scuole. Nessuno ha mai negato il problema della diminuzione delle nascite. I numeri sono noti e non possono essere ignorati. Ma amministrare significa affrontare le criticità, non limitarsi a prenderne atto. Significa creare le condizioni affinché una città torni ad essere attrattiva per le famiglie, per i giovani e per chi desidera costruire qui il proprio futuro. La decisione assunta dall’amministrazione Solinas va invece nella direzione opposta: Sestri perde una parte della propria offerta scolastica, perde presìdi educativi nei quartieri e nelle frazioni e indebolisce uno dei servizi più importanti per la comunità. Particolarmente grave è il tentativo di presentare questa scelta come un mero atto tecnico, inevitabile e imposto da altri livelli istituzionali. Dietro questa decisione c’è invece una precisa responsabilità politica, o forse l’assenza di una visione politica. In entrambi i casi, il risultato non cambia: una città che chiude scuole, riduce i servizi educativi e indebolisce i propri quartieri sta inviando un messaggio chiaro alle giovani famiglie: qui crescere dei figli sarà più difficile – concludono i consiglieri comunali del gruppo Progresso per Sestri/Sestri un passo avanti – non sorprende, allora, che molti giovani scelgano di andare altrove e che il calo demografico rischi di aggravarsi ulteriormente. Questa delibera rappresenta il punto di arrivo di un percorso già annunciato nei mesi scorsi. In questo periodo abbiamo ascoltato le preoccupazioni dei genitori, le osservazioni degli insegnanti e le richieste provenienti dai territori. Per questo appare evidente una contraddizione: mentre il Comune parla di un percorso condiviso, gli atti ufficiali riportano il parere contrario del Consiglio d’Istituto alla chiusura della Rodari, evidenziando come, dopo l’annuncio del piano di ridimensionamento scolastico presentato a novembre dall’amministrazione Solinas, l’Istituto comprensivo si sia progressivamente indebolito, diventando meno attrattivo per le famiglie. Non si può quindi parlare di una scelta condivisa. È più corretto definirla una decisione subita dai cittadini e determinata dall’assenza di una strategia complessiva per il futuro della città. La verità è che questa amministrazione comunale ha scelto di ridurre l’offerta scolastica cittadina senza considerare gli effetti che tale decisione produrrà nel medio e lungo periodo. Meno servizi per l’infanzia significano minore attrattività per le giovani famiglie e un maggiore rischio di spopolamento. Si tenta oggi di presentare questo arretramento come un processo di modernizzazione. Ma non è modernizzazione chiudere scuole perché mancano bambini. La vera modernità consiste nel creare le condizioni affinché le famiglie scelgano di vivere, lavorare e crescere i propri figli in questa città. Avremmo voluto vedere investimenti, coraggio e una visione capace di guardare al futuro. Avremmo voluto vedere la volontà politica di attendere e di non procedere alla chiusura dei codici meccanografici. Perché una città che vuole crescere investe nelle famiglie, nei giovani e, quindi, nella scuola. Una città che riduce la propria offerta scolastica senza un progetto di rilancio sta invece rinunciando al proprio domani. Ed è una rinuncia che non possiamo condividere né accettare”.