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Paita e Lunardon sui treni: «Toti non investe e le tariffe salgono del 23%, Pop e Rock se li pagano i pendolari»

I consiglieri PD in Regione sul piede di guerra alla notizia dei pesanti aumenti dei biglietti ferroviari previsti nel nuovo contratto di servizio quindicennale con Trenitalia

Paita e Lunardon sui treni: «Toti non investe e le tariffe salgono del 23%, Pop e Rock se li pagano i pendolari»
Politica Golfo Paradiso, 21 Gennaio 2018 ore 15:06

Paita e Lunardon: «Grazie ai soldi dello Stato arrivano i nuovi treni; ma Toti non investe, quindi le tariffe aumentano del 23% e sparisce il biglietto interato: Pop e Rock? Se li pagano i pendolari».

I due consiglieri PD in Liguria all'attacco sugli aumenti del biglietto ferroviario

«Sulla presunta rivoluzione dei treni in Liguria – dichiarano Raffaella Paita, capogruppo Pd in Regione Liguria, e Giovanni Lunardon, consigliere Pd in Regione Liguria – agli straordinari investimenti del Governo non segue quello della Regione, che anziché impegnare le proprie risorse per mantenere basse le tariffe le aumenta, caricando sulle spalle del cittadino i costi del rinnovamento della flotta che, quindi, non sarà indolore. Con il nuovo contratto di servizio sottoscritto da Toti e Berrino, i biglietti saranno molto più cari e sparirà il biglietto integrato treno-bus».

«Ora sono chiari due punti chiave del contratto di servizio Regione Liguria-Trenitalia», continuano i consiglieri PD: «1) entro il 2023 ci sarà un aumento tariffario composto superiore al 23%, a fronte di un’inflazione complessiva che ai ritmi attuali sarà di circa il 6%; 2) se viene istituita una nuova tariffa urbana solo treno, vuol dire che viene cancellato il biglietto integrato a Genova, che il centrosinistra ha sempre finanziato. Anzi, la Commissione Trasporti su nostra proposta aveva chiesto all’unanimità alla Giunta che il biglietto integrato venisse progressivamente esteso anche oltre Genova. Di fatto, chi usa l’integrato pagherà due biglietti e dovrà sottoscrivere due diversi abbonamenti. Se fosse così sarebbe un grande passo indietro».

«Tutto questo viene giustificato con gli investimenti per il rinnovo del materiale rotabile», sottolineano Paita e Lunardon, secondo cui anche su questo punto, però, i conti non torrnano: «La Giunta ha annunciato un investimento superiore ai 500 milioni di euro e invece, contando tutte le singole voci di investimento arriviamo a 432 milioni di euro, al netto dell’investimento dello Stato, pari a 39 milioni di euro. Inoltre, il protocollo di intesa tra Regione e Trenitalia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Europea prevedeva un investimento di 393 milioni di euro per il rinnovo della flotta. Ora scopriamo che le risorse messe direttamente da Trenitalia per il rinnovo della flotta sono 350 milioni più i 39 provenienti dallo Stato e che alla fine saranno i cittadini con gli aumenti tariffari a farsi carico di una parte considerevole di questo rinnovo».

E così chiudono, causticamente: «In passato il centrosinistra (e pure Biasotti per la verità) ha cofinanziato i nuovi treni con circa 50 milioni di euro per tenere basse le tariffe, mentre con Toti le risorse regionali spariscono e quindi i biglietti aumentano. I nuovi treni pertanto di fatto saranno pagati dal Governo e dai pendolari liguri, per una flotta che rimane di proprietà di Trenitalia e non della Regione Liguria, grazie a Toti che spende in tappeti rossi e comunicazione mentre tartassa i pendolari».