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Chiavari

Ponti e argini del torrente Rupinaro, presentata un'interpellanza

Le domande dei consiglieri comunali Nicola Orecchia e Giovanni Giardini

Ponti e argini del torrente Rupinaro, presentata un'interpellanza
Politica Chiavari - Lavagna, 23 Settembre 2022 ore 09:37

“Ponti e argini del torrente Rupinaro”: è questo il tema dell’interpellanza protocollata questa mattina, venerdì 23 settembre, a Chiavari dai consiglieri comunali Nicola Orecchia (“Chiavari con Te!”) e Giovanni Giardini (“Cambia con me) e indirizzata al sindaco Federico Messuti e alla giunta comunale di Chiavari.

Le dichiarazioni dei consiglieri comunali Orecchia e Giardini

«Questa mattina abbiamo protocollato un’interpellanza al sindaco e alla giunta da discutere nel prossimo consiglio comunale utile, per conoscere gli iter progettuali, con indicazione dei loro tempi e delle modalità, che questa amministrazione intende portare avanti per raggiungere gli obiettivi di mitigazione del rischio idraulico del torrente Rupinaro relativamente alla zona ponente della Città che ha subito negli ultimi decenni svariati danni a cose e persone a causa delle alluvioni. Può essere utile ricordare quello che è stato fatto e quello che rimane ancora da fare per garantire maggiore sicurezza al nostro territorio in vista della stagione autunnale alle porte e dei rischi che questa comporta. Nel 2012, appena insediata, l’amministrazione Levaggi aveva conferito l’incarico per la progettazione delle opere necessarie per la mitigazione del rischio idraulico del torrente Rupinaro e del rio Campodonico e dei suoi affluenti e per il reperimento dei necessari finanziamenti regionali. Il progetto aveva individuato la necessità di ricostruire i ponti di via Castagnola (dove era tragicamente morta una persona a seguito dell’alluvione del 2002), di Sanpierdicanne, di viale Tappani, di corso Italia e delle Ferrovie, oltre che gli argini del torrente, che in alcuni tratti versano ancor oggi in stato precario e rappresentano un concreto rischio per la parte a ponente della città, nonché di approfondire il fondo dell’alveo del Rupinaro per un costo complessivo di circa 20.000.000 euro. Nel 2016, non appena ottenute le prime risorse finanziarie dalla Regione, l’amministrazione Levaggi era riuscita in due anni a provvedere al rifacimento di due ponti sul torrente Rupinaro: quello di via Castagnola e quello di Sanpierdicanne e al rifacimento di alcuni tratti degli argini. Nel 2017 l’Amministrazione Levaggi aveva reperito, inoltre, l’ulteriore somma di 9.500.000 euro (di cui 5.800.000 finanziati dalla Regione Liguria e 3.700.000 di risorse comunali), ancor oggi disponibile per il Comune di Chiavari, per il rifacimento dei restanti ponti, nonché degli altri argini del Rupinaro. A tale fine, l’amministrazione Levaggi aveva anche avviato un accordo con le Ferrovie dello Stato in base al quale queste ultime si erano impegnate attraverso un preciso cronoprogramma ad eliminare la pila in mezzo ed a rifare il ponte ad unica campata. Dopo due anni dall’insediamento, superata la norma nazionale che imponeva il rialzamento dei ponti ad almeno un metro e mezzo (rendendo impraticabile ogni intervento in centro città), in data 07.03.2019 l’Amministrazione Di Capua aveva pubblicamente condiviso l’iter del progetto che prevedeva: 1) Entro il 21.03.2019 la conferenza dei servizi referente avrebbe dovuto presentare la prima convenzione per la suddivisione delle spese relative alla ricostruzione degli argini di corso Genova 11 e il relativo progetto definitivo dell’arginatura. Si diceva che il privato avrebbe contribuito per il 20%, mentre la restante parte il Comune. Sarebbe seguita la delibera di giunta in cui si sarebbe dovuto approvare una convenzione per tutte le arginature del torrente Rupinaro; 2) Entro il 28.03.2019 si sarebbe dovuto approvare il progetto definitivo della messa in sicurezza del rio Bona. La seconda conferenza dei servizi referente avrebbe dovuto illustrare la messa in sicurezza dell’affluente del Rupinaro che sarebbe potuto partire entro fine 2019. Oltre alla deviazione del rio, era previsto il rifacimento delle canalizzazioni delle acque bianche e la sistemazione di tutto il fondo stradale. Sarebbero seguiti poi anche i progetti definitivi per il rio Moranda e il rio Bacezza; 3) Entro metà aprile 2019 si sarebbe dovuto effettuare il collaudo di tutti i ponti, stilando un report sullo stato dei ponti sul Rupinaro, con una relazione dettagliata delle infrastrutture di corso Genova, corso Italia, via Descalzi, via S. Chiara, la passerella pedonale che collega via S. Chiara a via Colonnello Franceschi, ponte di via dei Lertora a Sampierdicanne, corso Valparaiso e viale Tappani. Tuttavia, nel corso del mandato Di Capua nulla di tutto questo risulta sia mai stato realizzato. Invero, l’amministrazione Di Capua aveva opportunamente conferito incarico per la progettazione di un canale scolmatore per il raggiungimento della messa in sicurezza (200 anni), destinato a raccogliere le acque del rio Campodonico e scaricarle in mare attraverso una galleria di circa 3 chilometri attraverso il monte Castello per un costo complessivo di 30.000.000 euro. Pare, poi, che agli inizi del 2022 l’ufficio tecnico del Comune di Chiavari abbia predisposto una proposta di delibera alla giunta con un progetto per impegnare i primi fondi sugli argini ed i ponti da ricostruire, ma tale delibera non è stata ancora approvata, neppure dall’attuale amministrazione Messuti. A questo punto ci chiediamo: come mai dal 2019 non è stato più fatto nulla? A che punto è il progetto del canale scolmatore, in che tempi e con quali risorse verrà realizzato? Se occorreranno degli anni, in attesa che venga costruito, l’amministrazione Messuti intende procedere nel frattempo con la ricostruzione dei ponti e degli argini ritenuti a rischio in caso di piena del torrente Rupinaro? Oggi che il Comune può contare anche sulle risorse legate al PNRR, confidiamo che alle parole possano far seguito presto anche i fatti, perché ormai conosciamo gli effetti disastrosi del maltempo in un territorio fragile come il nostro e la messa in sicurezza deve essere una priorità, perché il rischio idraulico non aspetta l’indecisione amministrativa e l’inerzia della burocrazia».

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