"La Gazzetta di Toti"

Sansa su Liguria Digitale e Toti: “duce con la d minuscola”

Ferruccio Sansa ritorna all'attacco: "Perché dovrebbe fare propaganda al governatore? A rischio la libertà di stampa in Liguria"

Sansa su Liguria Digitale e Toti: “duce con la d minuscola”
Politica Chiavari - Lavagna, 15 Gennaio 2021 ore 15:17

Con un lungo post sulla sua pagina Facebook, il consigliere di opposizione ed ex candidato alla presidenza di regione Liguria, Ferruccio Sansa, ritorna sulla delibera della giunta, guidata dal governatore Giovanni Toti  per creare “quasi clandestinamente” un colosso dell’editoria all’interno della in house Liguria Digitale.

Sansa su Liguria Digitale e il progetto del governatore Toti

“Dunque la Regione ha deliberato,  – scrive Sansa, candidato espressione della coalizione giallorossa che siede sui banchi della maggioranza a Roma – quasi clandestinamente, di creare una colossale struttura di informazione dentro la società in house Liguria Digitale. Nasce La Gazzetta di Toti  che assume giornalisti a diecimila euro al mese, arruola consulenti per centinaia di migliaia di euro, spende milioni di euro pubblici (almeno 2 ogni anno) per fare pubblicità e creare quella che rischia di diventare una macchina di propaganda. I rischi sono tanti”.

 

“Minare la libertà di stampa”

“Il primo, – continua –  ovvio, è sprecare denaro pubblico per fare pubblicità a Toti. Ma ci sono altri pericoli molto seri per tutti noi: minare la libertà di stampa in Liguria. E guardate – specifica il giornalista del Fatto Quotidiano -che la questione non riguarda solo i giornalisti. È un diritto essenziale dei cittadini essere informati. Senza informazione non si può partecipare pienamente alla vita pubblica. C’è di mezzo la libertà anche nostra, di tutti i cittadini che rischiano di diventare sudditi di un duce (con la d minuscola). Un’informazione non libera diventa soprattutto un’arma per costruire e conservare il potere”.

“Una pioggia di milioni. Si può agire con le mani libere”

“E veniamo al concreto – dice Sansa, che sposta l’attenzione sulla società in-house dedita alla formazione della Gazzetta di Toti, Liguria Digitale -. Una società che, vale la pena ricordarlo, è stata a lungo guidata dall’attuale sindaco di Genova Marco Bucci (voluto ai vertici proprio dal centrodestra). Adesso, nelle intenzioni di Toti, tutto passerà di qui: informazione della Regione e delle controllate (Filse, Asl, lamialiguria, ecc). E poi pubblicità, eventi. Insomma, una pioggia di milioni. Perché affidare tutto a Liguria Digitale? Facile, perché una società – per quanto in house – ha minori obblighi di trasparenza e molta più libertà d’azione. Si può agire con mani libere. Ecco, – prosegue – vorremmo raccontarvi alcune cose”.

“Perché Liguria Digitale dovrebbe fare pubblicità al Governatore?”

“Andiamo a vedere – prosegue Sansa, all’assalto della in house della Liguria – quale sarebbe la mission, come si dice oggi, di questa società che negli anni è stata sempre più amata dalla politica: “Progettare, pianificare, realizzare e gestire l’infrastruttura digitale presente e futura per la pubblica amministrazione, al servizio di cittadini, turisti e imprese, in accordo con le direttive strategiche degli enti soci”. Questo è scritto sul sito di Liguria Digitale. Cosa c’entrano con questa missione le decine di contratti stipulati con televisioni private, giornali, siti di informazione e compagnia bella? Perché Liguria Digitale, anche quando era guidata da Bucci, ha speso milioni di euro per fare pubblicità all’attività della Regione e quindi al presidente Toti?”

“Non molleremo la presa”

“Eccovi un esempio – prosegue il consigliere. sfoderando i dati dei contratti con i provati – : dal 2016 al 2020 Liguria Digitale ha pagato alla televisione privata Primocanale – risulta da documenti ufficiali – 1.011.918 euro. Sono 53 contratti di cui 44 ad affidamento diretto. Allora bisogna chiarire una volta per tutte se Liguria Digitale è una società che si occupa, appunto, di digitale oppure è una formidabile arma per la propaganda politica (che spende milioni di euro pubblici). Ormai  – conclude – la questione non si può più eludere e noi non molleremo la presa”.

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