in cucina

Dolci di Carnevale fai-da-te in una casa su tre

Dolci di Carnevale fai-da-te in una casa su tre
28 Febbraio 2020 ore 08:36

In una casa su tre si preparano i dolci di Carnevale fai-da-te. Una sfilata da 150 milioni di euro per la settimana del Carnevale con più di 1 famiglia su 3 (38%) che riscopre il gusto di preparare a casa le ricette tradizionali. Soprattutto durante le feste. E’ quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixè. Un trionfo delle specialità più zuccherose da nord a sud della Penisola nei giorni delle maschere. Dai tortelli della Lombardia alle tagliatelle fritte dell’Emilia, dalla schiacciata toscana ai grostoli del Trentino, fino agli scroccafusi delle Marche. Ma anche la pignolata bianconera della Sicilia, il migliaccio della Campania, gli aciuleddi della Sardegna.

Dolci di Carnevale fai-da-te

A Carnevale, secondo Coldiretti, vengono consumati oltre 11 milioni di chili di dolci tipici con un costo fra 5 euro al chilo di chi usa forno e fornelli casalinghi ai 15 ai 30 euro. Con picchi anche di 65, per le diverse specialità che si possono trovare nelle panetterie e nelle pasticcerie. Non è solo una questione di prezzo perché preparare i dolci a casa permette di fare la differenza sul risultato finale. Ciò grazie a una scelta accurata di ingredienti freschi e di qualità, a partire dalle uova e dal miele. E se le frappe sono fra i dolci più diffusi da nord a sud, con appellativi e forme diverse, la leggenda racconta che la loro origine risalga ai tempi dell’antica Roma con il nome di “frictilia” ed erano realizzate con un impasto di farina e uova steso, tagliato e fritte nello strutto bollente e mangiato durante le feste.

Dall’inverno alla primavera

Il Carnevale prende le mosse dalla tradizione della campagna. Segnava il passaggio tra la stagione invernale e quella primaverile e l’inizio della semina nei campi che doveva essere festeggiata con dovizia. I banchetti carnevaleschi sono molto ricchi di portate perché, una volta in questo periodo si usava consumare tutti i prodotti della terra, non conservabili, in vista del digiuno quaresimale.

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