Fase 2 Covid-19

Piscine, palestre e finalmente il mare: a che punto siamo con le riaperture

Si torna a nuotare in piscina o a sudare in palestra, ma non ancora in tutte le Regioni. Le regole della "nuova normalità".

27 Maggio 2020 ore 14:38

Al via il primo tuffo in piscina dopo le riaperture ufficiali. Regole rigide, percorsi separati per entrate e uscite, igienizzanti e distanziamento sociale anche in acqua.

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Palestre e piscine

Il 25 maggio 2020 a riaprire sono state palestre e piscine in quasi tutte le Regioni, come spesso accade – però – non si è trattato di un intervento uniforme. La Liguria, per esempio, ha deciso di anticipare al 18 maggio l’apertura di piscine e palestre, insieme a ristoranti, bar, pasticcerie e le attività per la cura della persona tra cui parrucchieri, estetisti e barbieri, musei, spiagge (solo le scuole guida riapriranno dal 20 maggio). La Lombardia, al contrario, ha scelto di prolungare la chiusura per palestre e piscine nonostante il dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte che ne consentiva la riapertura dal 25 maggio (vedi paragrafo finale).

Andare (finalmente) al mare

In molte Regioni dal fine settimana sarà possibile andare al mare, rimanere sull’arenile e sdraiarsi per prendere il sole. Molte, ma non tutte. Il Lazio ha deciso di vietare questa possibilità fino al 29 maggio. In Veneto i bagni sono aperti da lunedì 18 maggio, ma non tutti gli stabilimenti sono operativi, scenario fotocopia per Liguria e Toscana. Fondamentale garantire le distanze fra ombelloni di 10 metri quadrati.

Parchi divertimento

Il 25 maggio Veneto ed Emilia Romagna hanno riaperto anche i parchi tematici e le aree giochi per i bambini all’aperto. Nel weekend si deciderà se proseguire su questa strada oppure porre limitazioni in specifici territori, in base all’andamento dei contagi. 

Si torna in piscina

“Sono abbastanza agitata perché da tre mesi che sono ferma, tornare è un’emozione forte – racconta una signora che si appresta a immergersi in vasca dopo il lockdown – Qualcosa cambia, le cose banali come entrare in vasca tranquillamente…non è più così”.

Le piscine riaprono, ma le cose cambiano con le nuove direttive volte a tutelare la sicurezza di clienti e personale.

Igienizzazione, distanziamento e controlli

I gestori spiegano le modifiche apportate alla struttura e le nuove regole messe in campo:

“Spogliatoi svuotati perché serve spazio per mantenere il metro e mezzo fra persone, non ne entrano più di 15. Gli armadietti sono stati tutti posti all’esterno. E’ evidente che il problema sarà regolarizzare bene l’area verde con una capacità ricettiva che è maggiore rispetto alla piscina, ma anche stare attenti che in vasca ci entri solo chi può”.

I bagnini controllano che venga mantenuto il distanziamento dei 7 metri in vasca e che vi siano massimo 14 presenze per corsia.

Impatto economico

E per quel che riguarda l’impatto economico si prevede – con il rispetto delle regole – un calo delle entrate che oscilla tra il 30 e il 40% in meno. A cui si aggiungono i costi di sanificazione, macchinari di sicurezza e igienizzanti. A supporto della sicurezza arriva anche la tecnologia: un’applicazione sul cellulare per prenotazione e registrazione sarà presto predisposta per monitorare i nuotatori e gli accessi.

Piscine: incognita Lombardia

A seguito delle richieste di spiegazioni avanzate da oltre 200 palestre, personal trainer, piscine e centri sportivi lombardi, l’assessore regionale allo Sport, Martina Cambiaghi, attraverso la stampa e con una telefonata a Corrado Pirovano, ha fatto pervenire una prima risposta da parte della Regione. Un primo contato che non ha chiarito del tutto la situazione, ma che mira alla collaborazione verso la riapertura dei centri sportivi.

“Nella mattinata di ieri abbiamo potuto leggere le prime dichiarazioni dell’assessore Cambiaghi. Parlare di prudenza e scelta precauzionale aveva aumentato ancora di più il nostro malcontento, in quanto nessuno ha mai chiesto il nostro parere e non c’è stata alcuna verifica sulle reali possibilità di ripartire proprio seguendo norme che prevedono prudenza e precauzioni.” Questo il commento di Corrado Pirovano, personal trainer e formatore, capofila delle palestre lombarde in questo appello a Regione Lombardia.

L’assessore Cambiaghi ha poi contattato telefonicamente Pirovano, aprendo alla collaborazione in questa delicata fase:

“Ringrazio l’assessore per l’interesse alla questione e per la disponibilità dimostrata. Ci ha assicurato che, quello delle riaperture dei centri sportivi, è un tema caldo sul tavolo dei vertici regionali e nei prossimi giorni verrà presa una decisione definitiva. Abbiamo auspicato una riapertura il primo giugno, senza ulteriori rinvii. Nonostante il 2 giugno sia la Festa della Repubblica noi siamo pronti a tenere i nostri centri aperti e non vorremmo che, questa data venisse presa a pretesto per rimandare le aperture al 3. Ogni giorno che passa è un giorno in meno di lavoro per un comparto che ha già perso tanto. Molti centri non riapriranno e altri sono in gravissima difficoltà. Volgiamo scongiurare altre chiusure e abbiamo ribadito la nostra disponibilità alla collaborazione e alla verifica, da parte della Regione, direttamente nelle nostre strutture”.

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