Seconda parte

Alla corte di poeti e scrittori: Manzoni, Montale e Pavese

Dalla Lecco manzoniana de “I promessi Sposi” alle Cinque Terre di Montale fino alle Langhe di Pavese.

Alla corte di poeti e scrittori: Manzoni, Montale e Pavese
Turismo 03 Febbraio 2022 ore 11:20

Insieme a loro abbiamo viaggiato con la fantasia, leggendone le poesie, i racconti, i romanzi. Ora vi proponiamo di seguirne, in un certo senso, le orme: visitando i luoghi dove sono passati o quelli dove hanno ambientato i loro scritti. Un’immersione nelle loro storie, tra realtà e fantasia.

Manzoni e l’itinerario lecchese dei Promessi Sposi

“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi…”

è obbligatoriamente il punto di partenza di un itinerario che vuole mettersi sulle orme di Alessandro Manzoni. Lecco innanzitutto, che fa da sfondo principale de “I promessi sposi”, con le abitazioni e i quartieri intuiti, più che esplicitamente citati nel romanzo; e poi la Brianza e Milano dove ci si deve muovere per seguire le orme di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella.
A Lecco non si può che cominciare da Villa Manzoni, residenza principale della famiglia dello scrittore, dove si possono trovare le prime edizioni dei Promessi Sposi, dipinti e illustrazioni relativi a Manzoni e ai luoghi descritti nella sua opera; ma anche interessanti cimeli come gli occhiali e la culla dello scrittore. Da qui ci si dirige a piedi al borgo di Pescarenico, l’unico luogo espressamente citato nel romanzo: attraversando le sue viuzze e le case addossate le une alle altre e passeggiando a fianco delle barche adagiate nel lago sembra di tornare al rione popolato di pescatori di qualche secolo fa... Qui è il convento dei Cappuccini in cui vivevano Fra Cristoforo e fra Galdino e da queste sponde è partita in barca Lucia per fuggire dalle mire di Don Rodrigo. Più difficile individuare la casa di Lucia: quella “presunta” si trova nel quartiere di Olate, ed è considerata da vari studiosi di topografia manzoniana come l’abitazione più attendibile; poi c’è quella “tradizionale” nel quartiere di Acquate. Soprattutto non perdetevi la discesa di via Tonio e Gervasio, in fondo alla quale si trova il famoso tabernacolo descritto dal Manzoni dove Don Abbondio incontra i Bravi. Vi consigliamo anche un salto, magari in battello, fino alla vicina Somasca dove gli studiosi hanno collocato la Rocca dell’Innominato.
Poi via in direzione Milano, con sosta a Monza per uno sguardo alla chiesa di San Maurizio: qui sorgeva il monastero di Santa Margherita, fondato dagli Umiliati nel XIII secolo, dove risiedeva Marianna de Leyva, la Gertrude monaca di Monza dei Promessi Sposi. E dove Renzo lascia Lucia prima di recarsi a Milano.

Milano, il monumento ad Alessandro Manzoni in piazza San Fedele

Nel capoluogo lombardo si può oggi visitare la chiesa di San Carlo al Lazzaretto, dalla pianta centrale di forma ottagonale, descritta nel 36° capitolo de “I Promessi Sposi”, mentre del Lazzaretto, creato a fine ‘400 per far fronte all’epidemia di peste che colpì la città e descritto dal Manzoni, resta solo una fila di mura in via San Gregorio. Comunque, a Milano va sicuramente visitata la casa-museo di Alessandro Manzoni in via Morone dove lo scrittore visse dal 1814 alla morte e dove vennero ad omaggiarlo numerosi personaggi: da Cavour a Garibaldi fino a Giuseppe Verdi. Qui sono conservati, in particolare, lo studio e la camera dello scrittore. Non lontana è la chiesa di San Fedele, un esempio di architettura sacra della controriforma, dove Manzoni era solito recarsi e dove, uscendo da messa, cadde sui gradini e si procurò il trauma alla testa che lo portò alla morte nel 1873. Al centro della piazza è stato eretto, una decina d’anni dopo, il monumento dedicato allo scrittore, una statua in bronzo di Francesco Barzaghi. Concludiamo il nostro viaggio sulle orme del Manzoni al Cimitero monumentale di Milano: nel Famedio o “Tempio della Fama”, dove sono stati sepolti i milanesi illustri, nella tomba principale, innalzata al centro, accanto a personaggi come Carlo Cattaneo, Carlo Forlanini e Bruno Munari si trovano i resti di Alessandro Manzoni.

Eugenio Montale e le Cinque Terre

“...nelle chiare mattine si fondevano dorsi di colli e cielo; sulla rena dei lidi era un risucchio ampio, un eguale fremer di vite una febbre del mondo; ed ogni cosa in se stessa pareva consumarsi...”.

Così scriveva in “Riviere”, (da “Ossi di seppia”), Eugenio Montale. Nei suoi occhi lo splendido paese di Monterosso e il paesaggio delle Cinque Terre liguri (oltre a Monterosso ci sono Riomaggiore, Vernazza, Manarola, Corniglia), dove la famiglia era solita recarsi in vacanza. E lungo quei “dorsi di colli e cielo” che sono stati riconosciuti Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco vi invitiamo a passeggiare, magari partecipando alle iniziative del Parco letterario dedicato al poeta ligure, uno spazio en plein air che copre tutto il territorio delle Cinque Terre: con i suoi sentieri, la sua natura, la sua filiera agroalimentare, espressione della qualità del paesaggio. È qui che si può andare alla scoperta de “i limoni, le lame d’acqua e i muri d’orto” che trovano posto nella raccolta “Ossi di Seppia”.

Monterosso, dove Eugenio Montale passava le vacanze da giovane

Un’occasione per ammirare, camminando tra un paese e l’altro, singolari spettacoli della natura, gli stessi che restarono impressi negli occhi e nel cuore del giovane poeta e di cui riuscì poi a trasmettere le emozioni provate in versi indimenticabili. Per chi ama camminare, proponiamo un’escursione a Punta Mesco, luogo delle passeggiate giovanili di Eugenio Montale, a cui il poeta dedicò i versi dell’omonimo componimento presente ne “Le Occasioni”. Lungo il sentiero che conduce alla vetta del promontorio fino all’Eremo San Antonio si possono ammirare molteplici vedute panoramiche con fiori rari e numerose orchidee selvatiche. Infine, inutile dirvi che ciascuno di questi cinque caratteristici antichi borghi marinari situati nella zona del Levante ligure meritano di essere visti e vissuti: sono davvero uno più incantevole dell’altro.

Cesare Pavese e le sue Langhe

Dici Cesare Pavese e pensi subito alle Langhe, quelle incomparabili terre che si estendono tra le province di Cuneo e Asti dove le vigne la fanno da padrone e dove è ambientato il suo romanzo più famoso, “La luna e i falò”. «Il mio paese sono quattro baracche e un gran fango, ma lo attraversa lo stradone provinciale dove giocavo da bambino – scriveva Pavese ne “I racconti” - Siccome sono ambizioso, volevo girare per tutto il mondo e, giunto nei siti più lontani, voltarmi e dire in presenza di tutti: Non avete mai sentito nominare quei quattro tetti? Ebbene, io vengo di là». E quel paese è Santo Stefano Belbo, dove lo scrittore piemontese nacque nel 1908 in una grande casa sulla strada verso Canelli e dove da bambino trascorreva ogni estate. Qui, una Fondazione a lui dedicata organizza visite guidate nel suo ricordo. Si può visitare la biblioteca: sulla bella scala elicoidale conoscere, attraverso pannelli, poster e citazioni, la vita e le opere di Pavese. Al piano superiore, ammirare manoscritti e cimeli pavesiani: i suoi occhiali rotondi, le pipe e una copia della lettera d’addio che scrisse il 27 agosto 1950, prima di togliersi la vita in una camera d’albergo di Torino.

Santo Stefano Belbo, paese natale di Cesare Pavese

Oltre alla casa natale, a Santo Stefano Belbo ci sono la Casa di Nuto, un tempo bottega dell’amico falegname Pinolo Scaglione: dai suoi racconti orali Pavese attinse a piene mani, reinventando e trasfigurando quelle storie. Poi c’è la collina di Gaminella, cuore de “La luna e i falò”, talmente lunga da sconfinare nel territorio di Canelli, “tutta vigne e macchie di riva”. Infine, c’è il cimitero, con la sua tomba sulla cui lapide è scritto “Ho dato poesia agli uomini”.
Per concludere, approfittate dei prodotti di queste terre per un sano turismo enogastronomico: qui nascono straordinari vini, dal Barolo al Moscato d’Asti alla Barbera; nei boschi si può scovare il pregiato tartufo bianco; nel comune più alto del territorio, Roccaverano, si produce la gustosa e omonima Robiola, prodotto Dop; e un altro simbolo delle Langhe è la Nocciola ingrediente del giandujotto. A voi la scelta.

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