il progetto

Sestri, la Scuola Media Descalzo educa alla Bellezza come impegno civile

Tecnologia, salute, etica e solidarietà al centro dell’incontro conclusivo del progetto “Raccontami la Bellezza”: studenti protagonisti di un percorso che insegna a guardare oltre i modelli dei social e a trasformare l’educazione civica in esperienza concreta di responsabilità

Sestri, la Scuola Media Descalzo educa alla Bellezza come impegno civile

Non una lezione tradizionale, ma un percorso di consapevolezza capace di intrecciare tecnologia, salute, etica e solidarietà. Alla Scuola Media Descalzo di Sestri Levante l’educazione civica si è trasformata in un laboratorio di umanità, dove la bellezza non è apparenza da esibire, ma responsabilità da assumere. Un progetto che ha coinvolto studenti, docenti e professionisti in un dialogo vivo sul presente, offrendo ai ragazzi strumenti critici per leggere il mondo oltre i filtri dei social.

La Scuola che cura il Territorio: la Bellezza come impegno civile

Si è tenuto nella mattinata di ieri, venerdì 13 febbraio, l’incontro conclusivo dell’Unità Didattica di Apprendimento della Scuola Media Descalzo di Sestri Levante, un percorso che ha trasformato l’educazione civica in un’esperienza di vita pulsante. Il progetto è stato ideato dalle docenti Chiara Costa e Stefania Verduci.

Esiste una bellezza che non si limita a essere contemplata, ma che prende forma nelle scelte e nelle azioni quotidiane. È questo il filo conduttore dell’incontro che ha visto protagonisti il professor Luca Oneto dell’Università di Genova, il dottor Marco Enzani e il dottor Guccione, pediatra dell’Ospedale di Lavagna.
Oneto ha accompagnato gli studenti in un percorso tra tecnologia e intelligenza artificiale, mettendo in luce opportunità e responsabilità del progresso scientifico. Enzani ha proposto una riflessione sul rapporto tra immagine e interiorità, ricordando come il desiderio di bellezza attraversi ogni epoca e ogni età della vita, radicato nei miti e nei simboli dell’antichità, e come non debba mai scivolare nella superficialità, ma diventare espressione autentica dell’identità personale.
A completare il quadro, l’intervento del pediatra Guccione, che attraverso esempi tratti dal mondo dello spettacolo e dello sport ha mostrato come anche un corpo imperfetto possa racchiudere forza e carisma, frutto di impegno e determinazione. Un messaggio condiviso ha attraversato l’intera mattinata: ciò che talvolta appare come un difetto può trasformarsi in cifra distintiva, perché la vera bellezza coincide con l’unicità di ciascuno.

In questo contesto, la testimonianza dell’infermiera pediatrica Elisa Podestà è stata fondamentale. Elisa ha mostrato ai giovani il “modello” opposto a quello dei social: quello della dedizione silenziosa. Raccontando la vita in corsia, ha reso tangibile come la bellezza risieda nel prendersi cura dell’altro. Il dono del delicato strumento per lla cura dei neona all’Ospedale di Lavagna è diventato così il simbolo di una bellezza che non cerca “like”, ma genera salute e speranza.

Dal dibattito è emersa una riflessione chiara: i social media propongono spesso una bellezza costruita, immobile e ansiogena, fondata sul confronto e su modelli irraggiungibili. Lo hanno confermato anche le interviste realizzate dagli studenti sul territorio. Il percorso ha così aiutato i ragazzi a comprendere che la vera bellezza è un valore etico, trasversale, che supera l’apparenza.

Il ruolo cruciale della scuola

Il successo del progetto “Raccontami la Bellezza” non sta solo nel pur importante gesto di solidarietà, ma nel cammino silenzioso fatto dai docenti in aula che per settimane hanno fornito ai ragazzi una “bussola” per orientarsi tra i modelli sociali moderni, spesso distorti, e la responsabilità verso la propria comunità, insegnando loro che ciò che ci regala la vita – le fragilità, i cambiamenti, l’unicità – va protetto e interpretato, non nascosto dietro un filtro. La Bellezza, ha concluso una ragazza, non è un’immagine da postare, ma una responsabilità da vivere senza paura del giudizio altrui”. Lo ha scritto anche all’interno del suo elaborato, una piccola cornice che “inquadrasse” il significato di Bellezza.
Educare alla bellezza, oggi, significa dotare i giovani di un “sistema immunitario” contro il conformismo digitale, insegnando loro che la Bellezza è un impegno etico che investe ogni campo della vita.
“Lavorare sulla bellezza significa imparare a non aver paura di ciò che è fragile”. È una lezione di umanità che invita a non temere le proprie debolezze, ma a riconoscerle come parte di ciò che ci rende autentici.
“La bellezza è coraggio”, ha riassunto uno studente. Ma il coraggio, per germogliare, ha bisogno di terreno fertile. In un momento storico in cui i più giovani sono disorientati dalle aspettative sociali, è compito di ogni adulto — genitori, educatori, istituzioni — sorreggere questa crescita.
E in una mattinata di sole, tra domande e sguardi curiosi, si è capito che non basta ammirare la bellezza dei ragazzi; è necessario dotarli di strumenti critici e di una resilienza profonda per affrontare le sfide della vita. Proteggere il futuro dei più giovani è un obiettivo che appartiene a tutti noi: una responsabilità comune per aiutarli a scoprire la realtà oltre lo specchio deformante di uno schermo.