la lettera

“Chiavari, la movida selvaggia in spiaggia e i controlli a scoppio ritardato”

A sollevare la questione è Thomas Krüger, residente sul lungomare, che attraverso una lettera aperta fotografa con lucida ironia il paradosso dei campeggi abusivi e degli schiamazzi notturni

“Chiavari, la movida selvaggia in spiaggia e i controlli a scoppio ritardato”

La stagione estiva a Chiavari si apre con il tema della gestione dell’ordine pubblico sul litorale nelle ore notturne. A sollevare la questione è Thomas Krüger, residente sul lungomare, che attraverso una lettera aperta fotografa con lucida ironia il paradosso dei campeggi abusivi e degli schiamazzi notturni. Al centro della segnalazione, la singolare discrepanza temporale tra le feste in spiaggia, che tengono sveglio il quartiere fino all’alba, e i successivi passaggi di verifica, che scattano quando ormai i frequentatori della notte hanno già lasciato l’area, lasciando dietro di sé solo rifiuti e cenere.

La lettera aperta di un residente sul lungomare

Di seguito la lettera inviata alla nostra redazione:

“Care redazioni del Tigullio, è ufficiale: l’estate a Chiavari è cominciata. Lo capiamo non dal calendario né dalle rondini, ma da un segnale inconfondibile: le tende sulla spiaggia. Spuntano come funghi dopo la pioggia, solo che qui non piove — qui scorre la birra. Bastano le prime sere tiepide e la riviera si trasforma in una piccola Copacabana de noantri: musica a palla fino all’alba, schiamazzi da concerto e tende multicolori piantate sui ciottoli con la disinvoltura di chi ha prenotato la suite vista mare.

E qui arriva la parte più poetica della faccenda, quella che merita il titolo: a Chiavari, d’estate, si fanno i turni.

Funziona così. Di notte, sulla spiaggia, c’è il turno della festa: tenda, musica, lattine e cori fino alle prime luci. Nel frattempo c’è anche il turno del riposo, quello degli agenti della Polizia Locale, che dormono serenamente il sonno dei giusti. Una sincronia perfetta, quasi commovente: mentre il quartiere conta le ore e le pecore tra un basso e l’altro, l’organico in divisa ricarica le energie.

Poi, al mattino, il colpo di scena. I vigili si alzano, fanno colazione, indossano la divisa e quando finalmente arrivano sul litorale ecco il miracolo quotidiano: la festa è finita, le tende sono già smontate, i campeggiatori spariti, lasciando come unico ricordo qualche bottiglia vuota e un cerchio di cenere. Nessun reato da contestare, nessuna multa, nessun verbale. Tutto regolare sulla carta — un po’ meno sulla sabbia. Un meccanismo a orologeria che funziona da anni con la precisione di un treno svizzero: loro festeggiano quando i controllori dormono, i controllori controllano quando loro hanno già fatto le valigie.

Verrebbe da chiedersi, ingenuamente, se per caso non esista qualcosa chiamato «turno di notte»; o se un giretto verso le tre del mattino — invece che alle nove — non potrebbe cambiare un pochino la coreografia. Ma sono domande da guastafeste, da gente che non sa godersi l’estate. E poi, chi siamo noi per rovinare una tradizione ormai consolidata? Quindi niente, ci adeguiamo: tappi nelle orecchie sul comodino, finestre sigillate a giugno e tanta comprensione per chi, in divisa, ha solo bisogno di dormire un po’.

Evviva l’estate. Buone notti sudamericane a tutti — tranne, ovviamente, a chi abita sul lungomare”.

Thomas Krüger
residente del lungomare