Emergenza sanitaria

Covid, tanti decessi a Sestri segnalati con mesi di ritardo, lista Di Capua Sindaco: “auspichiamo chiarimenti”

Da tempo nei bollettini molti morti sono segnalati con ampio ritardo, e spesso lo si è visto capitare con il principale presidio ospedaliero che affronta l'emergenza nel Tigullio: anomalie statistiche, problemi logistici o che altro?

Covid, tanti decessi a Sestri segnalati con mesi di ritardo, lista Di Capua Sindaco: “auspichiamo chiarimenti”
Cronaca Sestri - Val Petronio, 07 Febbraio 2021 ore 08:54

Come abbiamo scritto ieri nel commento ai dati del quotidiano bollettino regionale sui numeri del Covid-19, ancora una volta – è un fenomeno frequente in queste settimane – tanti dei morti segnalati e certificati risalgono a settimane o addirittura mesi fa, addirittura si risale sino a novembre 2020. E ancora una volta – anche questo è un dato che si è ripetuto più volte in queste settimane – si tratta di casi riferiti all’ospedale di Sestri Levante: nel bollettino di ieri, addirittura, su 28 morti segnalati ben 15 risalivano a due o più settimane fa, e tutte e 15 erano schede decesso del nosocomio della Val Petronio. Anche la politica e le amministrazioni locali ora cominciano a notare il fenomeno e a manifestare perplessità.

Covid, tanti decessi a Sestri segnalati con mesi di ritardo, Corticelli: “auspichiamo chiarimenti”

È il caso in queste ore della lista Marco Di Capua Sindaco a Chiavari, che esprime preoccupazione per il peggioramento di alcuni indicatori “anche a causa dei dati trasmessi ad Alisa inseriti tardivamente e relativi ai deceduti nel mese di novembre 2020 nel presidio Covid dell’ospedale di Sestri Levante”.

“Auspichiamo che la dirigenza Asl4 chiarisca rapidamente ed interloquisca con Alisa per evitare stravolgimenti di dati che rischiano di compromettere i sacrifici della popolazione e delle attività commerciali già allo stremo in caso di eventuale passaggio a zona arancione”, sottolineano. “Parallelamente esprimiamo apprezzamento per lo screening iniziato dalla nuova governance  Asl4 nelle scuole del territorio al fine di sensibilizzare e responsabilizzare gli studenti circa i rischi di trasmissione del virus, ma siamo scettici sulla reale valenza di monitoraggio del virus data la nota scarsa sensibilità del test ad individuare i portatori asintomatici come dimostrano i primi dati comunicati dagli organi di informazione”: effettivamente un altro problema da tenere in considerazione.

Soprattutto, è importante ricordare che i tamponi antigenici non sono diagnostici: sono uno strumento molto utile per lo screening epidemiologico, per avere una rapida idea di massima della situazione in un certo territorio o settore, ma chiunque mostri una possibile positività all’antigenico dovrà comunque sottoporsi poi al molecolare per conferma. Solo i tamponi molecolari dunque contano quando si calcolano i rapporti fra testati e positivi. In più, come accennato, i tamponi antigenici non sono diagnostici proprio perché tendono ad avere una percentuale significativa di errori: falsi positivi o negativi. Che, sui grandi numeri dello screening di massa, per cui sono pensati, non è un problema; sul singolo paziente che è necessario sapere con quanta più certezza possibile se sia positivo o meno, naturalmente, invece sì, eccome.

Cosa sta succedendo?

Ma cosa sta succedendo od è successo all’ospedale di Sestri? Difficile a dirsi, se si tratta di lungaggini burocratiche, di un qualche tilt logistico nella catena dei test o semplici anomalie ed allineamenti periodici dei dati come ha tentato di stemperare lo stesso Toti negli ultimi commenti alla situazione pandemica. Di fatto da qualche mese si è visto salire sensibilmente il numero di morti inseriti nei bollettini Covid con grande ritardo rispetto alla data di decesso: da alcune settimane a mesi interi, con frequenti bollettini in cui queste schede decesso “ritardatarie” costituiscono da un terzo a metà del computo totale. Non una novità assoluta: questo è più o meno sempre accaduto, e in passato sono anche capitati allineamenti improvvisi dei dati con grandi “recuperi” di morti tutti in un colpo solo, ma ultimamente è diventata la norma. E spesso e volentieri si è notato capitare con particolare frequenza e/o grandezza di numeri proprio dall’ospedale di Sestri, prima linea del Tigullio nella lotta al Covid-19.

Come del resto i bollettini stessi hanno preso a specificare da quando questo nuovo trend ha preso piede, ci sono diversi fattori che possono spiegare il delay nell’inserimento di parte dei deceduti nel flusso dati. Ad esempio, a volte si può trattare di morti a cui il tampone è stato effettuato solo post mortem: chiaramente, l’elaborazione di tali tamponi è molto meno urgente di quella dei tamponi fatti su pazienti ancora vivi e da sapere come curare il prima possibile, ed è normale possano essere relegati in “coda alla lista” dei test da elaborare e refertare. Questo può far sì che se ne accumulino diversi, che saranno poi refertati “in blocco” quando finalmente in laboratorio c’è un attimo di respiro da poter loro dedicare. Questo spiega anche perché quando questi “dump” avvengono, spesso sono per l’appunto tutti riferiti ad uno stesso polo ospedaliero, ossia ad uno stesso “batch” di tamponi che erano rimasti tenuti da parte. Tuttavia, sicuramente la mole e la frequenza con cui questo fenomeno nelle ultime settimane è parso orbitare prevalentemente – o comunque molto spesso – sull’ospedale di Sestri Levante lascia delle perplessità che solo proprio la ASL, come auspicato dalla lista Marco Di Capua Sindaco, può chiarire definitivamente.

In tutto ciò, ad ogni modo, chiaramente questi delay e problematiche mostrano quanto il dato dei decessi – come del resto spieghiamo noi stessi da tempi non sospetti, ancora dall’anno scorso – sia poco sincronizzato con la realtà pandemica attuale, e dunque anche poco indicativo, nell’uno o nell’altro senso, del reale andamento sul territorio. Questo in realtà ha relativamente poca influenza sugli indicatori in base a cui si decide la “zona” di rischio Covid in cui classificare le regioni: ciò che conta davvero è la diffusione del contagio e il suo ritmo, e la pressione sulle strutture ospedaliere, cioè il numero di posti letto occupati; insomma, per definizione tutti indicatori riferiti a chi è malato ma ancora vivo. Ma, certo, il numero di decessi ha come minimo un importante impatto psicologico, e può comunque anche essere uno specchio importante della sofferenza del sistema sanitario: un numero di morti giornalieri rispetto ai malati superiore alle medie, ad esempio, può indicare che le strutture allo stremo non stanno riuscendo ad intervenire tempestivamente su tutti i pazienti. Se tanti di questi decessi non vengono registrati per tempo, beh, questa è una statistica che va parecchio a farsi benedire. Un problema, beninteso, non solo ligure.

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