Il caso

«Mio papà mancato al Torriglia: sono amareggiato»

Una delle testimonianze di queste settimane del caso della RSA chiavarese, ora anche sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti. Domani in edicola nuovi dettagli ed un'altra storia in esclusiva

«Mio papà mancato al Torriglia: sono amareggiato»
Chiavari - Lavagna, 21 Maggio 2020 ore 17:17

In queste settimane Il Nuovo Levante ha seguito da vicino le vicende legate all’epidemia da coronavirus e gli effetti che questa ha avuto in alcune delle RSA del territorio, fra cui il caso, clamoroso eppure ancora nebuloso, del Torriglia di Chiavari, la cui direzione – è notizia di queste ore – è entrata nel registro degli indagati assieme a quella di altre omologhe strutture liguri con l’ipotesi di reato di epidemia colposa. Una delle testimonianze raccolte è stata quella di Massimo Millanta, figlio di Mario, uno degli ospiti della casa di riposo chiavarese morti dopo la diffusione del contagio all’interno della struttura. Senza che ancora si sappia ufficialmente l’effettivo bilancio delle vittime attribuite al Covid.

«Mio papà mancato al Torriglia: sono amareggiato»

«Sono amareggiato di come sono andate le cose… certo è stata una situazione che mai avremmo potuto immaginare e personalmente mai sarei stato capace di prendere decisioni, ma, indubbiamente, sarebbe dovuta esserci maggiore chiarezza». A parlare è Massimo, il figlio di Mario Millanta, uno degli oltre 20 ospiti della Casa di Riposo Torriglia deceduti dopo lo scoppio della pandemia nella struttura di via Preli. Il numero è indicativo, poiché non sono stati ancora comunicati ufficialmente i decessi nella struttura.

Positivo al Covid 19, Mario è mancato lo scorso mercoledì 22 aprile all’età di 88 anni «Nella struttura sono partiti in ritardo nella gestione dell’emergenza – commenta Massimo a nome della famiglia -. Ad inizio aprile, dalle cronache nazionali, avevamo visto cosa stava accadendo nelle Residenze Sanitarie Assistenziali lombarde e venete. C’erano dei riscontri, ed arrivare in ritardo nella prevenzione è stato assurdo». Massimo crede nella buonafede di chi ha assistito gli anziani: «Dalle prime videochiamate di inizio mese, che avevo avuto con mio padre, avevo visto più volte passare operatori senza mascherine. Siamo consci che non c’è stata alcuna “premeditazione”; non abbiamo sete di alcuna vendetta ma gradiremmo chiarezza sulla situazione».

Che la situazione stesse degenerando, Massimo e la sua famiglia l’hanno appresa dai tg e dalla stampa locale: «Increscioso aver appreso della situazione in questo modo – aggiunge -. Sicuramente c’è stata negligenza a livello comunicativo con le famiglie e credo anche a livello organizzativo, soprattutto attorno a metà marzo. Ad inizio marzo poi, sono state giustamente sospese le visite dei parenti; un provvedimento che ho accettato ma avrei preferito essere avvisato prima». Una mattina, infatti, Massimo si è recato dal cancello della struttura per visitare il padre ed ha trovato l’avviso di sospensione delle visite.

Nel momento dell’apice dell’emergenza al Torriglia, Massimo scrive una mail personale al presidente del CdA, Arnaldo Monteverde e al direttore sanitario, dott.ssa Cecilia Gallo. Il susseguirsi di notizie “esterne” alla struttura, e le risposte discordanti del centralino sullo stato di salute del padre, non fanno stare tranquilla la famiglia: «Eravamo consapevoli delle enormi difficoltà che si pongono nel momento delicato, e per questo volevo ricevere aggiornamenti sulla salute di mio papà direttamente dal personale della struttura. Do per scontato che chi lavora al Torriglia abbia messo il massimo impegno, soprattutto la dott.ssa Gallo, il direttore sanitario. Ma ora rimane solo un’amarezza ancora più grande, per come sono andate le cose. Dal 22 aprile a oggi, infine, non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale e nessun messaggio di cordoglio dalla Fondazione, se non telefonicamente la conferma del decesso da parte della direzione sanitaria».

Domani in edicola nuovi dettagli ed una nuova testimonianza

Gli sviluppi dell’inchiesta, i dati aggiornati ed una nuova testimonianza in esclusiva di una parente di una vittima nel numero in edicola da domani, venerdì 22 maggio, de Il Nuovo Levante.

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